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Grillo dà due mesi di tempo a Di Maio per cambiare il M5S, altrimenti…

grillo di maio m5s

Ilario Lombardo sulla Stampa oggi racconta che Beppe Grillo ha dato due mesi di tempo a Luigi Di Maio per varare la riorganizzazione del MoVimento 5 Stelle. Se il Capo Politico non dovesse muoversi in tempo potrebbero esserci delle conseguenze per lui:

Nelle ore che hanno preceduto l’incontro con Di Maio, Grillo fa un po’ di telefonate, per capire che risposta dare alla domanda che lui per primo si fa da tempo: «Cosa vogliamo fare con Di Maio?». Gli arrivano le lamentele di Roberta Lombardi e Paola Taverna, le voci a sostegno di Stefano Patuanelli come possibile sostituto di Di Maio,i dubbi di Roberto Fico sulle mosse del leader ma anche l’ansia dei ministri pentastellati, da Riccardo Fraccaro ad Alfonso Bonafede spaventati dai continui e sotterranei riferimenti alla crisi di governo. Infine, i resoconti delle spaccature sui diversi scenari di alleanza regionale con il Pd.

Grillo sente anche Davide Casaleggio, al quale a giugno, dopo le Europee, nel pieno innamoramento salviniano di Di Maio, aveva offerto la guida del M5S. Il comico vuole anche capire come mai l’imprenditore, custode di Rousseau, si sia avventurato nella decisione presa con il capo politico di mettere in votazione online il tema delle candidature in Emilia Romagna e in Calabria, alle quali è contraria la totalità dello Stato maggiore grillino. E così mentre al Forum aspetta il suo arrivo, Grillo è tentato di valutare con Di Maio un passo indietro, consapevole però che potrebbe aprirsi una voragine drammatica. A salvare il leader è questa preoccupazione. Ma a cavare d’impaccio Grillo è proprio il capo politico quando gli mette davanti il progetto del cosiddetto Team del Futuro, che nella terminologia grillina traduce la segreteria politica: «Sulla soluzione dei facilitatori siamo in una fase avanzata. Fammi completare questa organizzazione – chiede – e vedrai che le cose miglioreranno».

di maio casaleggio grillo taverna
Grillo acconsente ma lo fa calendario alla mano: a dicembre arriveranno i 12 facilitatori (responsabili d’area tematica) più i 6 con funzioni di struttura. Ed è ovvio che secondo il fondatore andrà trovato un giusto equilibrio tra tutte le anime del M5s. Tradotto: niente selezione in base alla fedeltà. La squadra dovrà essere già operativa, prima dell’avvio degli Stati generali che si terranno in primavera.

In cambio Di Maio deve concedere molto. Il fondatore chiede: più aperture al gruppo parlamentare, un maggiore coinvolgimento delle competenze (vedi gli eletti senza legami storici con il M5s che lo stesso Di Maio aveva tirato fuori dai collegi uninominali), garanzie sulla tenuta del governo e una collaborazione più serena, per quanto possibile, con il Pd. Un’indicazione sulla quale si sta facendo grande fatica.

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