Cultura e scienze

Grillini ma pentiti: «Li ho votati ma non è colpa mia»

claudio santamaria

Mattia Feltri sulla Stampa oggi racconta in un gustoso articolo i sedotti dal sogno grillino e risvegliati dall’incubo del governo con la Lega. Il popolo degli scontenti abbraccia attori, cantanti, militari e accademici, tutti accomunati da una caratteristica comune: cascano ognuno dal pero dicendo che non si immaginavano certo quello che ha fatto il M5S dopo le elezioni. Questo perché nessuno di questi signori, prima di consigliare di votare a destra e a manca, si è informato su chi stava votando e invitando a votare. Un popolo di gente che fa (con alterni successi) altri mestieri che nulla c’entrano con la politica e però improvvisamente si risveglia prima Winston Churchill (alla vigilia delle elezioni) e poi Tonio Cartonio (dopo, quando la realtà bussa alla porta):

Sono stato strumentalizzato», dice Claudio Santamaria, attore di pregio per i film (fra i molti) di Bernardo Bertolucci, Ermanno Olmi, Pupi Avati. È
stato strumentalizzato, dice, perché salì sul palco di piazza del Popolo alla manifestazione di chiusura della campagna elettorale che avrebbe condotto Virginia Raggi al Campidoglio.

Aveva girato un paio di video preparatori con la stessa Raggi e Alessandro Di Battista («venite in piazza ché al mare piove»), e sul palco aveva cantato Nuntereggae più di Rino Gaetano (ruolo interpretato alla grande in una serie televisiva) inserendoci Renzi in Tv / con l’aereo blu, Bruno Vespa, Barbara D’Urso / nuntereggae più, e poi Renzusconi, il selfie di Salvini e Buzzi-Carminati / alla faccia degli immigrati.

E così, in effetti, era venuto il dubbio del l’infatuazione, consolidata in chiusura di performance da un «Evviva Virginia!». Non mi piace quando mi etichettano come grillino, dice ora, e dunque non lo rifarebbe, piuttosto andrebbe al mare col brutto tempo, e la sua colpa è tutta lì: «Ho creduto in un sogno, ho sperato in un progetto».

mannoia ius soli m5s - 3

Ovviamente Santamaria è la punta dell’iceberg:

Il sogno di Santamaria svanisce, l’onestà e tanto basta a Fiorella Mannoia non basta più, come volevasi dimostrare l’onestà è una prerogativa largamente insufficiente in politica, come sa chi abbia letto due manuali di storia: chi offre onestà non ha niente da offrire. Conterebbe già di più l’onestà intellettuale e, come ha detto un altro deluso, David Riondino, «chi ha votato cinque stelle non si sarebbe mai messo con la Lega», ed è vero, è vero probabilmente anche il contrario. È la medesima obiezione di Ivano Marescotti, sopraffino attore bolognese, che aveva annunciato il voto ai cinque stelle per punire la sinistra (di nuovo) e per «rovesciare il tavolo». Rovesciato. «Ritiro il voto», ha aggiunto Marescotti – con ironia, ci si augura, perché il voto invece è ancora lì che pesa – dopo che Di Maio e Salvini ebbero firmato il contratto e innalzato Giuseppe Conte a Palazzo Chigi. «Non rivoterei il Movimento, a meno che non prendesse le distanze dalla Lega».

E qui viene il dubbio: visto che il problema non è quello che hanno votato, ma quello che hanno detto in giro sul loro voto, invece di prendere impegni su chi non votare la prossima volta non potrebbero, semplicemente, farsi solo gli affaracci loro?

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