Economia

«Così l’autonomia del Nord danneggia la sanità al Sud»

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Il Messaggero oggi racconta in un articolo a firma di Francesco Pacifico che l’autonomia del Nord, così come è stata concepita finora, rischia di far perdere tra uno e due miliardi alle regioni del Sud.  Basta guardare ai residui fiscali, cioè la differenza tra quanto si raccoglie di gettito e quanto si spende per i propri cittadini:

Stando all’ultimo monitoraggio realizzato con i Conti pubblici territoriali, riferito al 2016, la Campania registra un saldo negativo di 12 miliardi di euro, la Calabria di 10,8 miliardi, la Puglia di 10 miliardi, la Sicilia – a Statuto speciale – di 5 miliardi, l’Abruzzo di 3,1 miliardi, la Basilicata di 2,2 miliardi e il Molise di 1,2 miliardi di euro. Per la cronaca, il residuo fiscale della sola Lombardia supera i 56 miliardi.

Se si applicasse l’ipotesi più spinta di autonomia le principali regionali del Sud perderebbero ognuna tra gli unoeiduemiliardidieuroperla sanità. Senza dimenticare che sotto il Liri Garigliano vive un terzo della popolazione nazionale, un terzo delle entrate è legato a “contributi sociali” e c’è un Pil procapite pari a poco meno della metà di quello del Nord.

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I residui fiscali e l’autonomia (Il Messaggero, 6 gennaio 2019)

E questo è l’altro lato della medaglia. Il CNR-Issirfa ha quantificato che con i nuovi poteri la spesa pubblica in Lombardia salirà di circa 5,2 miliardi di euro all’anno, di 2,9 miliardi in Veneto e di 2,6 miliardi in Emilia-Romagna.

Partendo da questi numeri gli economisti Adriano Giannola e Gianni Stornaiuolo, in uno studio per lo Svimez, sono arrivati alla conclusione che questo surplus necessiterà di «una copertura di 190 miliardi» da finanziare con una riduzione del residuo fiscale dell’Amministrazione Centrale pari a 162 miliardi» e una partein «deficit paria 17 miliardi sempre dell’Amministrazione Centrale».Ma siccome lo Stato fa fatica a indebitarsi, si avrà «una riduzione delle risorse a disposizione nelle altre Regioni».

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