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Graziano Onder spiega che i morti non vaccinati sono 23 volte più dei vaccinati

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Da settimane e senza nessuna ragione apparente, in Italia abbiamo deciso di inserire una nuova inspiegabile bugia nel dibattito pubblico del Covid. Una sorta di harakiri sociale nelle settimane che ci premiano per essere uno dei paesi più vaccinati d’Europa.

Tutto ha avuto inizio con l’editoriale del Direttore Franco Bechis sul Tempo, ne abbiamo già parlato. Bechis ha deciso di agitare le acque del populismo evidenziando come i numeri non siano quelli che ci hanno fatto credere, quindi i 130mila morti di cui parlano la televisioni e i media comandati da Big Pharma. Sono solo 3mila in realtà, gli altri avevano tutti patologie pregresse e dunque è naturale che siano morti. Una considerazione che non ha richiesto tempo prima che i populisti la interpretassero come nuova scialuppa di salvataggio per chi non aveva più spiegazioni anti-scientifiche.

Il tutto mentre i dati fanno da padrone: i morti per Covid, tra i non vaccinati, sono 23 volte di più rispetto alle persone che avevano ricevuto 2 dosi di vaccino. In 8 mesi, sono stati 38.096 i morti con positività al coronavirus. Tra questi, 33.620 non avevano ancora ricevuto neanche una dose di vaccino anti-Covid, mentre 1.440 sono i decessi di persone vaccinate con ciclo completo.

Graziano Onder spiega ai no vax come si leggono i numeri del report Iss e poi rilancia la campagna vaccinale

Ovviamente anche al meno pensante tra gli esseri umani sarebbe chiaro che patologia pregressa non vuol dire malattia terminale e che probabilmente un malato di diabete, nel 2021 in Italia, ha un’aspettativa di vita pari a quella di una persona sana se curato. Immaginare che sia questa la patologia pregresso, e come questa tante altre dello stesso tenore, evidenzia come non sia possibile pensare che i 3783 morti rivendicati dai no vax capitanati da Montesano rappresenti un numero credibile. E sui vaccini? Sulla campagna ci ha pensato la scienza a spiegarne i risultati.

“I risultati qui presentati – spiega Graziano Onder, direttore del dipartimento di Malattie cardiovascolari, endocrino-metaboliche e invecchiamento dell’Iss riferendosi al documento individuato da Bechis come prova del suo ragionamento – indicano chiaramente che le persone decedute dopo il completamento del ciclo vaccinale hanno un elevato livello di complessità clinica, significativamente superiore rispetto alle persone che non hanno potuto beneficiare dell’effetto del vaccino a causa di un contagio precoce o perché non hanno neanche iniziato il ciclo vaccinale. È possibile ipotizzare che i pazienti molto anziani e con numerose patologie possono avere una ridotta risposta immunitaria e pertanto essere suscettibili all’infezione da SARS-CoV-2 e alle sue complicanze pur essendo stati vaccinati. Queste persone molto fragili e con una ridotta risposta immunitaria, sono quelle che possono maggiormente beneficiare di una ampia copertura vaccinale dell’intera popolazione in quanto ciò riduce ulteriormente il rischio di infezione. Ridurre la circolazione del virus è il miglior modo per proteggerli”.