La macchina del funky

«Il governo rischia di cadere sulla giustizia»

andrea orlando

Andrea Orlando, ministro della Giustizia del governo Renzi, al Corriere della Sera oggi esprime tutte le sue paure sulla riforma della giustizia e sulla possibilità di mettere la fiducia sul provvedimento. Perché, spiega con molto candore, il rischio è che il governo cada perché NCD e PD non si fidano l’uno dell’altro:

Avete paura che il governo possa cadere sulla riforma della giustizia?
«Il Nuovo centrodestra e un pezzo di Pd non si fidano uno dell’altro, basta che qualcuno non si presenti al momento del voto e il gioco è fatto. Per questo l’altra sera Renzi ci ha chiesto opportunamente di verificare prima la situazione. Ncd ha già dimostrato grande diffidenza rispetto agli emendamenti presentati da un paio di senatori del Pd, Casson e Lumia, facendo mancare il numero legale».
E il suo collega Alfano che dice?
«Mi ha assicurato che avrebbe fatto un lavoro sui suoi parlamentari, è stato lui ieri (lunedì, ndr) a chiedere di mettere la fiducia, ma la situazione è rimasta incerta».
Lei che cosa propone?
«Io non sono un fan del voto di fiducia. Ho sempre detto, trattandosi di materia penale, che preferivo cominciare a votare sui singoli articoli e vedere come andava. La materia è molto divisiva e non sono mancate, nella discussione, posizioni differenziate anche dentro il Pd. Ma i capigruppo mi hanno detto che non erano in grado di garantire questo percorso. Perciò s’è posto il problema della fiducia, che però presenta altri rischi oggettivi. C’è grande cautela per quello che può avvenire sul piano politico generale, più che paura sul merito del provvedimento».
Dunque Renzi è disposto a far morire la sua riforma, pur di non mettere in gioco il destino del governo alla vigilia del referendum?
«No, non credo e non sono disposto nemmeno io. Del resto se avesse voluto bloccare la legge, in passato avrebbe avuto più di un’occasione. Ci ha solo invitato a monitorare bene le condizioni al Senato. Io sono d’accordo a verificare se ci sono le condizioni per il percorso ordinario che comporta la prova dei voti segreti sui singoli emendamenti, fatta salva la tenuta sui passaggi essenziali».

Cosa sta succedendo?

Il governo, insomma, al momento, sembra “stretto” tra due alternative ugualmente piene di incognite: quella di chiedere la fiducia, come suggerirebbero Orlando e Alfano, e quella di affidare il testo all’esame dell’ Assemblea. In questo secondo caso, le votazioni segrete potrebbero rivelarsi – commentano diversi senatori – “una Cambogia” per la maggioranza. Con il rischio che alla fine il testo possa tornare anche in Commissione. In attesa di una decisione, i tempi del dibattito in Aula oggi sono stati minimi. Si è discusso per circa un’ora del calendario dei lavori deciso dalla Conferenza dei Capigruppo e si è commemorato il giornalista senatore recentemente scomparso Marco Conti. Poi si è dato spazio solo alla replica di uno dei relatori del ddl, Felice Casson (Pd), primo firmatario dei tre emendamenti che più preoccupano i centristi di Alfano: quello che prevede l’interruzione dei tempi di prescrizione dopo la sentenza di primo grado, quello che allunga la prescrizione per le vittime sul lavoro e quello sulla notifica telematica. E si è sospesa la seduta alle 18.30 come richiesto da Ap-Ncd per fare l’incontro del gruppo. L’esame sarebbe dovuto riprendere domani mattina, ma la Conferenza dei Capigruppo, “per allungare il brodo”, come ha commentato la presidente del Misto Loredana De Petris, ha messo prima all’ordine del giorno 4 procedure d’ urgenza chieste da Cinzia Bonfrisco, alla guida dei senatori di Cor. In più, anche lo spazio, di solito destinato all’esame dei provvedimenti, del giovedì mattina è stato “riempito” con le mozioni sul progetto di “Casa Italia” per le quali dovrebbe intervenire anche Renzi.
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