La macchina del funky

Il governissimo apparecchiato sul tavolo della legge elettorale

ezio mauro mauro calabresi

Ezio Mauro su Repubblica di oggi ci racconta cosa c’è dietro l’accordo tra i maggiori partiti sulla legge elettorale: un accordo tra Partito Democratico e Forza Italia per il prossimo governissimo delle Larghe Intese

AVEVAMO avvertito che dietro il tavolo della legge elettorale c’è il tavolo già imbandito del governissimo, e per l’aperitivo è pronto un accordo di scambio e garanzia tra Pd e Forza Italia sulla Rai, eterna prova del nove di qualsiasi intesa di basso potere. Adesso che ai due commensali si sono aggiunti anche Grillo e Salvini, applaudendo al ritorno al proporzionale per far saltare qualsiasi ipotesi di coalizione e ogni distinzione tra destra e sinistra — in cambio del voto anticipato —, quel tavolo ha un nome: «patto extra-costituzionale».
La formula è di Giorgio Napolitano, che dal Quirinale si è speso con forza per far sì che il Paese avesse una legge elettorale. Ma quella di oggi, secondo l’ex Capo dello Stato, rende più difficile la governabilità e basandosi su un calcolo di pura «convenienza di quattro leader» elude gli impegni europei, e viola addirittura la Costituzione fissando abusivamente la data del voto a settembre.

legge elettorale sistema tedesco
Il confronto tra il sistema tedesco e quello proposto in Italia (Corriere della Sera, 4 giugno 2017)

È significativo che a scriverlo oggi nero su bianco in prima pagina sia il quotidiano che più ha contribuito alla nascita del Partito Democratico. Così come è significativo che la legge elettorale sia oggi costruita apposta per portare a un governo tra Renzi e Berlusconi:

Ce n’è abbastanza per fermarsi e riflettere sul peso delle contraddizioni che stanno per diventare legge. Le più gravi, avviluppano il Pd fino a strangolarlo. Perché ovviamente è giusto cercare la più larga intesa di compromesso sulla regola elettorale, e poi conformarsi al voto per governare. Ma oggi la questione è diversa, rovesciata: la legge elettorale è costruita apposta per portare ad un governo tra Renzi e Berlusconi, ammesso che i due partiti abbiano i voti e vincano la sfida con Grillo e Salvini, cancellando ogni schema maggioritario e ogni alleanza pre-elettorale.
Ora, quando mai il Pd ha discusso di questo esito programmato e pilotato della sua storia? È nato per questa ragione e con questa ambizione? Non è un problema di linea, come si diceva una volta, ma di natura e di ragion d’essere. Tanto che praticamente tutti i padri fondatori del partito — Prodi e Veltroni in testa — sono contro uno schema che rinchiude il Pd in un patto abusivo e suicida, cancellando l’ipotesi e la nozione stessa di centrosinistra, dopo che già era stato abbondantemente picconato il concetto di sinistra.