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La TikToker Giulia Cafasso ricorda a tutti chi è Giorgia Meloni (e Fratelli d'Italia) | VIDEO

@Asia Buconi|

tik tok

La campagna elettorale in vista delle elezioni del 25 settembre è entrata in piena fase “giovani”, con lo sbarco su Tik Tok della maggior parte dei leader di partito. L’obiettivo dei politici è ovviamente quello di orientare le intenzioni di voto dei ragazzi, di sembrare un po’ più “vicini” a loro parlando dei temi che più li interessano con i mezzi che preferiscono. Ma, stando a quanto affermato da molti, tale tentativo è tutt’altro che riuscito: i ragazzi, più che esserne influenzati, ridono dei filmati dei leader. E, soprattutto, ne scorgono e ne criticano gli evidenti secondi fini.

Anche perché di politica su Tik Tok se ne parlava già prima dell’approdo sul social network dei vari presidenti di partito. Con la certezza, almeno in quel caso, che nessuno volesse “orientare” le preferenze dell’utente, ma semplicemente sensibilizzare o fornire informazioni obiettive. Come nel caso della giovanissima Giulia Cafasso, 19enne di Torino e star di Tik Tok, che ha pubblicato un video piuttosto illuminante su Giorgia Meloni e i suoi “illustri” colleghi di partito.

La TikToker Giulia Cafasso e il video su FdI e i suoi legami col fascismo

Se c’è un video di politica che i giovani dovrebbero ascoltare è certamente quello della TikToker 19enne Giulia Cafasso (quasi 30mila followers e oltre 973mila like), che ha parlato di tutte le ombre “nerissime” che avvolgono i meloniani di Fratelli d’Italia, facendo riferimento soprattutto alla questione della lobby nera (e ai fondi illeciti dell’estrema destra a FdI) che era emersa dopo un’inchiesta approfondita di Fanpage.it. La giovane ha detto:

Il partito Fratelli d’Italia non è fascista? Ecco qui una foto di Giorgia Meloni assieme a Chiara Valcepina, membro di FdI e colei che fece compilare le schede elettorali da delle escort in cambio di sconti per il filler ed altri prodotti per estetica. Un saluto anche dal dirigente Fidanza, che saluta col saluto romano. E, infine, Roberto Lavarini con Giorgia Meloni e Matteo Salvini, colui che gestiva i soldi per la campagna elettorale, condannato a due anni per apologia al fascismo.