Economia

Tria spiega a Salvini e Di Maio che è finita la pacchia

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Chissà se è davvero un infiltrato, come lo accusava velatamente qualche giorno fa il Fatto. Di certo Giovanni Tria sta interpretando il suo ruolo di ministro dell’Economia esattamente nella maniera in cui ci si aspettava si muovesse. Nel corso dell’audizione sulle linee programmatiche del suo dicastero di fronte alle commissioni Bilancio congiunte di Camera e Senato ha spento sul nascere molti sogni e promesse (almeno per quest’anno) fatti da Lega e MoVimento 5 Stelle di recente.

Tria spiega a Salvini e Di Maio che è finita la pacchia

“Il primo obiettivo dell’intero governo è il perseguimento prioritario della crescita dell’economia in un quadro di coesione sociale all’interno di una politica di bilancio” che prevede la “continuazione della riduzione del rapporto debito Pil“, ha detto Tria all’esordio, ed è impossibile non notare una certa differenza con quanto dichiarato dal sottosegretario Armando Siri, “padre” della flat tax, soltanto un paio di giorni fa al Corriere: «La manovrà sarà di 70 miliardi, si tratta di quasi 4 punti di Pil. Li copriamo, per circa un punto e mezzo con la pace fiscale e col taglio degli sprechi della spesa. Il resto in deficit. L’importante è che l’Europa ci autorizzi ad arrivare anche al 2,6-2,7% di deficit, tanto poi ne facciamo meno, man mano che arriveranno i risultati della flat tax». Sui dazi, Tria ha detto che è nel nostro interesse non arrivare a una guerra globale; l’esatto contrario di quanto sostenuto da Salvini e Di Maio, pronti a metterli.

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L’obiettivo del governo, ha fatto sapere Tria, è ridurre “la spesa corrente per aumentare la spesa in conto capitale”, ovvero gli investimenti, e “attuare le riforme strutturali previste dal contratto di governo”. Ma “La linea strategica del ministero punta a una crescita inclusiva, alla riduzione del debito-pil” e “l’aggiustamento a cui stiamo lavorando non comporterà il peggioramento del saldo strutturale“. Che ha messo in guardia anche dalla frenata della crescita, che secondo il sottosegretario Siri faceva parte di un complotto di previsioni non meglio specificato: “Pur in un quadro positivo i dati” recenti ” suggeriscono che la crescita sia continuata fino a tutto il secondo trimestre ma a un ritmo inferiore” dello stesso periodo del 2017 e “le stime interne più recenti indicano per il secondo trimestre un ritmo di crescita analogo” al primo.

C’è il rigore dei conti pubblici e non ho nulla da mettermi!

Tria ha anche fatto sapere che non sta ragionando intorno all’ipotesi di una manovra correttiva, al contrario di quello che aveva affermato la sua viceministra Laura Castelli qualche giorno fa. E le tante promesse del governo?  “Il governo si adopererà per ottenere dall’Europa e da questo Parlamento gli spazi necessari per attuare le misure previste dal programma”, garantendo allo stesso tempo che “non si abbia nessuna inversione di tendenza nel percorso strutturale” necessaria per “rafforzare la fiducia degli investitori internazionali“. Ovvero, quei mercati che secondo altri invece non bisognerebbe assecondare.

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Giovanni Tria durante l’audizione (foto da: Camera.it)

Anche se, ha concluso Tria, “la previsione del Def a legislazione vigente per gli anni successivi, in particolare per il 2019, implica “un aggiustamento troppo drastico e non riteniamo utile adottare politiche che si possono rivelare pesantemente pro cicliche con un effettivo rallentamento della crescita per effetto di variabili essenzialmente esogene, ciò fermo restando l’obiettivo di assicurare un calo del rapporto debito Pil e il non peggioramento del deficit strutturale”. Per l’anno in corso, ha spiegato Tria, “riteniamo di poter mantenere l’indebitamento intorno a livello programmato e confermato nel Def. Siamo fiduciosi sui dati a consuntivo 2018, mostreranno un percorso di finanza pubblica in linea con questo obiettivo”.

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