Economia

Giorgia Meloni e la storia del pignoramento dei conti correnti nella manovra

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«Il Governo ha inserito nella manovra la possibilità di pignorare i conti correnti dei cittadini», lancia l’allarme la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni. Ma quella che presenta come una novità in realtà è una possibilità che esiste da almeno dieci anni.  Leggendo il tweet dell’onorevole Meloni non è ben chiaro per quale motivo il Governo abbia «permesso allo Stato di mettere le mani nei conti degli italiani». Si tratta di una patrimoniale, di un prelievo forzoso?

Di cosa sta parlando Giorgia Meloni?

La risposta è molto più semplice e l’avevamo spiegato qui. Si tratta dell’articolo 96 della Legge di Bilancio apre al pignoramento dei conti correnti da parte dei comuni nei confronti di chi non paga i tributi locali IMUTari e Tasi. Una volta sarebbe stato compito di Equitalia procedere al recupero delle somme. Ma molti comuni, per la gioia di chi ha detto per anni che Equitalia era il male assoluto, hanno deciso di farne a meno e si trovano nella non facile situazione di non poter esigere il dovuto dai cittadini. A volte ci vogliono anni per recuperare le somme dovute, e nel frattempo il Comune spesso deve fare i conti con una cronica mancanza di risorse economiche.

 

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Ora vale la pena di far notare che questi strumenti, il pignoramento dei conti correnti, sono già a disposizione dell’Agenzia delle Entrate e prima ancora da Equitalia che se ne può avvalere già dal 2005 e che già consente il pignoramento dei crediti verso terzi e il pignoramento di cose del debitore in possesso di terzi. Stiamo quindi parlando di un sistema già in uso che ora sarà nelle possibilità di azione degli Enti Locali qualora volessero recuperare i tributi locali non pagati. Si tratta, per fare un esempio, di quelle tasse che consento alle nostre città di dotarsi dei servizi pubblici che tutti i cittadini vogliono o vorrebbero.

Sorpresa: i Comuni possono già farlo

Per fare un esempio concreto: quando l’attuale Presidente dell’Umbria (eletta con i voti di Fratelli d’Italia) Donatella Tesei era sindaco di Montefalco la Corte dei Conti la Corte dei Conti di Perugia intervenne su «entrate fittizie per un milione e mezzo» nella gestione del 2014 facendo notare che sarebbero stati messi a bilancio «per fingere che fosse in equilibrio». Quel milione e mezzo di entrate fittizie non sarebbero altro che 1,4 milioni di euro di tasse locali (TARI, IMU e TASI) inseriti alla voce “residui attivi” ma che non sono mai arrivati nelle casse del Comune. Secondo l’opposizione la maggioranza ha iscritto a bilancio il gettito teorico totale delle imposte e non quello reale, da qui la differenza tra il gettito reale e quello “previsto” che però non teneva conto della quota di evasione (che mediamente è nota).

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Questo accadeva in un piccolo comune. Questi sono i danni prodotti da chi non paga le tasse. Ora secondo Giorgia Meloni questa sarebbe una “vergogna”. Ma non è più vergognoso non pagare i tributi locali e quindi danneggiare direttamente il tuo vicino di casa, che invece le tasse le paga? Perfino i sovranisti tedeschi sono arrabbiati per il lassismo italico nel non esigere il pagamento delle tasse. Ma c’è di più, il grande scandalo scoperto dalla Meloni non esiste perché, come spiegava il Sole 24 Ore la settimana scorsa, i Comuni possono già pignorare i conti correnti e a fare le prime mosse fu il Governo Berlusconi nel 2010 (governo, lo ricordiamo, sostenuto da Giorgia Meloni). I sindaci semplicemente dovranno aspettare meno tempo, qualora il contribuente non contesti l’accertamento, e i Comuni non potranno accedere all’anagrafe dei conti correnti prima dell’autorizzazione del Tribunale che consentirà loro di andare all’Agenzia dell’Entrate e – finalmente – procedere al recupero del dovuto. Ora c’è solo una cosa da chiedersi: che interesse ha Giorgia Meloni a proteggere quelli che non pagano le tasse?

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