Rassegna Stampa

Il caso dei “furbetti della palestra”

Norme aggirate, sport amatoriali che diventano magicamente professionistici. E la corsa alla certificazione da parte del Coni

Furbetti della palestra

Fluttuano tra le norme anti-Covid previste dai vari dpcm e decreti varati dall’ultimo governo Conte e dall’unico redatto, per ora, da Mario Draghi, andando a intercettare tutte quelle pieghe per tenere aperta la propria attività. Si tratta dei cosiddetti “furbetti della palestra”, fenomeno in grande crescita negli ultimi mesi. Nonostante i divieti previsti, infatti, i provvedimenti hanno escluso dalle chiusure alcune attività (quelle svolte in forma agonista, ma anche quelle che fungono come riabilitazione) dalle chiusure. Ed è lì che il vulnus ha trovato il proprio sfogo, mentre si discute sulle possibili riaperture dopo Pasqua.

Furbetti della palestra: come hanno aggirato le norme della zona rossa (e non solo)

A riportare la vicenda è Il Fatto Quotidiano che ha contattato diverse palestre che, anche nei giorni scorsi, hanno pubblicato annunci (sui social o con un altro tipo di strategia di marketing) in cui parlavano di riapertura e cercavano nuovi iscritti. Ma come è possibile se le norme non permettono agli sportivi amatoriali di recarsi in questi luoghi, limitando l’attività fisica alla corsa in solitaria (nei pressi della propria abitazione, in zona rossa)?

Abbiamo contattato – scrive Virginia Della Sala sul Fatto – dieci diverse palestre in ogni parte d’Italia, partendo dagli annunci messi sui canali online: Facebook, contatti telefonici, chat. “Ciao! Mi hanno mandato il tuo post sulla riapertura della sala attrezzi. È possibile iscriversi?” chiediamo. “Ciao! sì, ma bisogna consegnare certificato agonistico pesistica” è la risposta istantanea. Chiediamo come funzioni: “Bisogna fare l’iscrizione, 29 euro l’anno che servirà insieme al certificato per avere il nulla osta. Poi la mensilità è di 39 euro”. Lo possono fare tutti, ci spiegano. Basta andare dal medico sportivo e pagare. La struttura sportiva, affiliata a una federazione riconosciuta farà risultare l’iscrizione a una gara riconosciuta di “preminente interesse nazionale” c he però poi si può anche evitare di disputare.

Insomma, i furbetti della palestra si trasformano, con uno schiocco di dita (cioè il certificato medico), in agonisti che si allenano per partecipare a qualche evento sportivo. Ma come può accadere?

La norma vigente

I recenti provvedimenti, infatti, hanno sospeso tutte le attività sportive a livello amatoriale. E tutti gli altri?

Fatta eccezione per l’erogazione delle prestazioni rientranti nei livelli essenziali di assistenza per le attività riabilitative o terapeutiche e per gli allenamenti degli atleti, professionisti e non professionisti, che devono partecipare a competizioni ed eventi riconosciuti come di rilevanza nazionale con apposito provvedimento.

E da novembre a oggi si sono moltiplicate le richieste (e le approvazioni) al Coni per ottenere la certificazione ad hoc per rendere società amatoriali in società professionistiche.

(foto: ipp/clemente marmorino)