Rassegna Stampa

"Anche alcuni partiti italiani hanno ricevuto fondi russi", l'accusa del consigliere di Zelensky

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Fondi russi ai partiti italiani

Non fa nomi e cognomi, perché sarebbe un’ingerenza su affari interni al nostro Paese. Ma cita dati che provengono dalla cooperazione tra l’intelligence ucraina e quella italiana. A riaprire il capitolo dei fondi russi ai partiti italiani (smentiti dal Copasir nel corso delle scorse settimane) è il consigliere di Volodymyr Zelensky e capo della team che nei mesi di marzo e aprile si è occupato dei tentativi (falliti) di negoziazione tra Kyiv e Mosca per porre fine all’invasione e alla guerra mossa dal Cremlino.

Fondi russi ai partiti italiani, l’accusa del consigliere di Zelensky

Intervistato dal quotidiano La Repubblica, Mykhailo Podolyak ha riaperto quel cassetto che era stato chiuso poche settimane prima del voto in Italia. Il tema è, ovviamente, quello dell’ingerenza russa su alcuni attori politici europei e italiani (come indicato dal report degli 007 americani). Finanziamenti da 300 milioni di dollari versati a partire dal 2014, anno dell’annessione coatta (con un referendum mai validato dalla comunità internazionale) della Crimea. Il Copasir ha detto che non vi è alcun nome italiano nell’elenco dell’intelligence a stelle e strisce, ma il consigliere di Zelensky sostiene che non sia così:

“Non possiamo interferire negli affari interni dell’Italia e non possiamo parlare pubblicamente di chi ha ricevuto soldi russi a scopo di lobbying. Certamente, a livello di intelligence, i nostri due Paesi cooperano. Ho motivo di ritenere che i dati fondamentali ci siano tutti: chi ha preso e quanto”.

Dati senza nomi e cognomi ufficializzati al pubblico. Fabio Tonacci, l’inviato de La Repubblica a Odessa (Ucraina), ha provato a citare il nome di Matteo Salvini e quello della Lega, ma Podolyak ha risposto così:

“Questo lo sta dicendo lei. Non voglio aggiungere altro, sarebbe ingerenza”.

Nel resto dell’intervista, però, lo stesso consigliere di Zelensky ha sottolineato i comportamenti ambigui di alcuni politici italiani (e il posizionamento dei rispettivi partiti) che nel corso delle settimane, anche nei giorni dei pesanti massacri – come quello di Bucha, ma anche di moltissime altre città) ci siano stati esponenti inclini a prendere “posizioni filo-russe”, giustificando l’aggressione del Cremlino.

(foto IPP/zumapress)