La macchina del funky

Family Day, Renzi non cambia la legge sulle Unioni Civili

Sul Corriere della Sera oggi il retroscena di Maria Teresa Meli su Matteo Renzi dice che il premier non ha intenzione di fare passi indietro sulle Unioni Civili anche dopo il Family Day che l’ha spesso nominato e chiamato in causa, ricordandogli che “se ne ricorderanno” e che “la famiglia non si rottama”:

La linea non muta. E Renzi, nella sua veste di segretario del Partito democratico, lo conferma ai suoi al Senato: «La politica deve assumersi la responsabilità di decidere». Questo significa che non vi sarà nessuno stralcio della «stepchild adoption», come pure viene ancora chiesto da una parte della maggioranza. Gli unici emendamenti che avranno il parere favorevole del Pd saranno quelli che chiariscono rimandi della proposta Cirinnà al codice civile che riguarda l’istituto del matrimonio. L’obiettivo è quello di evitare che la Corte costituzionale possa sollevare delle obiezioni sulla normativa. Un suggerimento in questo senso, del resto, era stato dato già tempo fa, in maniera informale, dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Matrimoni egualitari e unioni civili, 2014 (l'Espresso)
Matrimoni egualitari e unioni civili, 2014 (l’Espresso)

Il Corriere chiarisce anche la questione della “libertà di coscienza” data sulla normativa ai parlamentari PD:

Quanto alla libertà di coscienza, ovviamente, non verrà data sull’intera legge. Non è mai stata intenzione del premier lasciare che il gruppo votasse in ordine sparso sul normativa. La libertà di coscienza, quindi, verrà data solo su alcuni punti ben precisi. Primo tra tutti, ovviamente, quello che riguarda le «stepchild adoption» su cui, come è noto, si registra la massima divergenza. Ma il voto segreto su questo punto specifico della legge, secondo il Pd, può diventare un’arma a doppio taglio. Se da un lato, infatti, può consentire ai grillini e alla minoranza interna di dare un colpo a Renzi, bocciando le «stepchild adoption» senza metterci la faccia, dall’altro lascia la possibilità a una parte dei «cattodem» e dei senatori di Area popolare (che raggruppa il Nuovo centrodestra e l’Udc) di poter votare a favore.