La macchina del funky

Elsa Fornero shock sulla Grecia!!1!1!

Sui social network molti economisti da tastiera l’hanno invocato: la Grecia deve fare una riforma delle pensioni come quella della Fornero! Slogan da bar dello sport, certo. Ma la parte più divertente della storia è che Elsa Fornero, intervistata oggi dalla Stampa di Torino, sulla riforma delle pensioni in Grecia ha un’idea completamente diversa da quelli che dicono che ci vuole la riforma Fornero ad Atene:

«In Grecia, visto anche l’altissimo tasso di disoccupazione, per molte famiglie le pensioni sono probabilmente l’unica fonte di reddito. E alcune riforme sono già state fatte. Dunque non penso che serva riformare ancora tagliandole pensioni, ma per l’appunto si devono ridurre quelle scappatoie che aumentano la spesa, come le pensioni anticipate concesse con generosità o le pensioni di invalidità date in modo relativamente facile».
Con l’ultima riforma, del 2012, il governo greco ha portato nel 2013 l’età pensionabile a 67 anni. Eppure secondo molte rilevazioni si continua ad andare a riposo prima che nel resto d’Europa.
«Le riforme hanno bisogno ditempo per entrare davvero infunzione: si cambiano le regole, ma anche se adesso le persone vanno in pensione a 65 o 67 anni, ci si porta dietro una pesante eredità del passato, di persone che sono andate in pensione magari a cinquant’anni e che resteranno pensionati di cinquantadue, cinquantatré, cinquantaquattro anni e così via…».

monti fornero

Ma come è possibile – lo dice il Fmi -che la pensione media greca sia uguale a quella tedesca, con il piccolo particolare che il Pil di Atene è la metà di quello di Berlino? Per non parlare del calcolo che è stato fatto sui 580 «lavori usuranti», che vanno dai parrucchieri agli annunciatori radiofonici…
«Certo, il sistema è stato generoso. Con il meccanismo della ripartizione, in cui le pensioni venivano pagate usando i contributi versati in quel momento da altri lavoratori, si potevano dare a tutti trattamenti che non avevano pagato e promettere ad altri lo stesso. È ovvio che questo aiuta la popolarità del governo in carica. E fino a quando l’economia va e non si manifestano i disequilibri che sono ad esempio frutto dell’invecchiamento della popolazione, tutto sembra sostenibile. Il fattore demografico, che in Grecia è molto forte, perché l’aspettativa di vita è più alta della media europea, e la crisi economica hanno dimostrato che non è così».
E dunque eccoci al caso greco,con le pensioni che pesano oltre il 17% del Pil…
«Se è per questo anche in Italia siamo al 15% del Pil. Ma il sistema greco è il classico esempio in cui l’insostenibilità dei conti deriva da una parte da promesse che non sono parametrate ai fondamentali dell’economia- ossia in sostanza alla crescita del Pil – e dall’altra da un sistema disegnato in modo da privilegiare chi oggi va in pensione e a penalizzare chi conta di andarci in futuro, ossia i giovani».

Vi consiglio l’intera lettura dell’intervista. Ma è necessario fare una chiosa: sapete chi ha disegnato il sistema che privilegia eccetera eccetera? Alexis Tsipras o il suo partito? No. Quei partiti che oggi hanno annunciato che voteranno sì al referendum.