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Elisabetta Canalis all’attacco del politicamente corretto (con gli applausi di Pillon)

La showgirl dagli Stati Uniti rilancia la crociata contro la cancel culture, che definisce “follia collettiva e bavaglio inaccettabile”. E in un attimo diventa intellettuale di riferimento dei leghisti

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Ci mancava giusto Elisabetta Canalis. La showgirl entra a gamba tesa nel dibattito sulla cancel culture. Lo fa attraverso una serie di stories su Instagram nelle quali attacca duramente quella che considera una pericolosa deriva liberticida che ci vorrebbe impedire di fare battute ed esprimere liberamente il nostro pensiero senza incappare nella censura del politicamente corretto. Canalis, che vive da tempo negli Stati Uniti, parte proprio da quello che avviene oltreoceano, esibendolo come caso estremo di quella che definisce “una follia collettiva e un bagaglio inaccettabile” che rischia di contagiare anche la “vecchia Europa”.

“Vedo con preoccupazione persone completamente fuori di testa che ci impongono via social cosa sia giusto o sbagliato, cosa dobbiamo dire o cosa non dobbiamo, tutto in nome dell’uguaglianza o dei pari diritti. In questo modo si dividono le persone invece che unirle, fomentando un bullismo collettivo spacciato per diritti delle minoranze. Minoranze che hanno le loro idee e le loro sfumature ideologiche e che non vogliono essere messe tutte sotto lo stesso cappello” attacca l’ex velina.

Un affondo subito – immancabilmente – ripreso sulla sua pagina Facebook dal senatore leghista Simone Pillon, che non esita ad assoldare Canalis nella sua battaglia ormai senza quartiere contro il presunto “pensiero a senso unico” della sinistra.

“Bravissima Elisabetta Canalis. Parole chiare e coraggiose di una donna brava e determinata. L’Italia è un paese libero e così dovrebbe rimanere. Fermiamo il pensiero a senso unico. Fermiamo la censura” scrive Pillon, per poi concludere il suo messaggio con un hashtag che nulla c’entra, ma che – come diceva quel tale – sta bene con tutto. #Nozan

Insomma, dopo Pio e Amedeo, la destra sovranista ha un nuovo simbolo televisivo, una nuova portabandiera (anche se in realtà non è la prima volta che Elisabetta Canalis si espone in questo senso) della crociata contro la cosiddetta cancel culture. E pazienza se nel 99% dei casi la cancel culture è frutto della fervida mente proprio di chi la combatte, che, come una sorta di profezia auto-avverante, trasforma anonimi tweet o notizie locali prive della benché minima credibilità in casi internazionali, con inevitabile ondata di vittimismo e strali contro un’inesistente censura o una fantomatica revisione storica, come nel caso del bacio “senza consenso” di Biancaneve. Qualcuno lo spieghi a Elisabetta Canalis. Per Pillon ormai è già troppo tardi.