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Dribbla la povertà: se Lercio vi spiega perché l'ISIS decapita quelli con la maglia del Napoli

Nei giorni scorsi il Mattino di Napoli ha pubblicato (e molti hanno ripubblicato) la foto di una persona che è stata decapitata dall’ISIS in Iraq. Le immagini, particolarmente crudeli, rivelavano una curiosità: l’uomo ammazzato indossava la maglia del Napoli.
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Nel tentativo di spiegare la curiosa circostanza, l’edizione napoletana di Repubblica in una didascalia della foto poi tolta (spiegheremo poi perché) ha scritto che «non si tratta di un ulteriore messaggio intimidatorio diretto al nostro Paese. Solo un caso, dunque, che la vittima indossasse la maglia del Napoli, particolare probabilmente dovuto al fatto che in quelle zone lavorano diverse associazioni umanitarie, tra cui la Onlus Dribbla la povertà, che distribuiscono le divise delle squadre più famose al mondo». La spiegazione è stata ripresa, senza citazione della fonte, da molte testate che hanno fatto scattare la gara alla spiegazione utile e pedagogica per il terrorizzato lettore.
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Solo che c’è un problema. Come ha spiegato Lercio, giornale di notizie fake che su internet ha un grande seguito, l’associazione Dribbla la povertà, semplicemente, non esiste. Se la sono inventata loro: «Ecco, volevamo dire alla redazione di Repubblica e a tutte le altre che la Onlus “Dribbla la povertà” non esiste. Nessuna associazione distribuisce magliette di calcio nel Terzo Mondo. Ce lo siamo inventato noi un anno fa. E’ tutto scritto in questo articolo di Vittorio Lattanzi che vi invitiamo a rileggere». L’articolo completo è qui.
 
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