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L'affondo di Draghi: "La democrazia italiana è forte, non si fa abbattere da nemici esterni e dai loro pupazzi prezzolati" | VIDEO

@neXt quotidiano|

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“La democrazia italiana è forte, non è che si fa abbattere da nemici esterni, dai loro pupazzi prezzolati. Dobbiamo essere fiduciosi nella nostra democrazia. Non bisogna avere timore di qualunque voce”. Questo uno dei passaggi più forti dell’ultima conferenza stampa da presidente del Consiglio di Mario Draghi, che ha commentato la notizia dei finanziamenti russi a forze politiche di diversi paesi, escludendo che i rubli siano arrivati in Italia.

L’affondo di Draghi: “La democrazia italiana è forte, non si fa abbattere da nemici esterni e dai loro pupazzi prezzolati” | VIDEO

Un Mario Draghi ‘mattatore’, che ne ha per tutti. Innanzitutto per Matteo Salvini e Giuseppe Conte, seppur il premier tenti di volare alto e restare fuori da una campagna elettorale in cui continuano a volare stracci. Non si sottrae alle domande, ricorre all’ironia -“sono calato dall’alto, mi hanno catapultato”- ma, soprattutto, si toglie ogni sassolino dalla scarpa.
E ribadisce forte e chiaro a chi mostra o fa finta di non intendere che a Palazzo Chigi lui non resterà: “no”, la sua risposta dritta, secca, a chi gli domanda semmai ci sarà un bis.

Prima di raggiungere le Marche piegate dall’ondata di maltempo con un drammatico bilancio di morti e feriti destinato a salire, il premier illustra il nuovo decreto aiuti varato ancora una volta per fronteggiare inflazione e rincari delle bollette in quella che potrebbe essere una delle sue ultime conferenze stampa: 14 miliardi che si aggiungono ai 50 già elargiti con i precedenti provvedimenti.
Calcolatrice alla mano, si tratta dell’equivalente “del 3.5% del Pil” in aiuti e sostegni, il che “ci pone tra i paesi che hanno speso di più in Europa”, rivendica ricordando che lo sforzo del governo ha un valore aggiunto: è stato fatto senza ricorrere allo scostamento di bilancio, chiesto a gran voce dai partiti e diventato terreno di scontro in campagna elettorale.

Ma le parole che i cronisti attendono dal presidente del Consiglio uscente sono soprattutto quelle sull’operazione di finanziamento che Mosca avrebbe portato avanti con diversi partiti e leader politici europei. Draghi lo sa bene, risponde alla domanda sulla telefonata con il segretario di Stato statunitense Antony Blinken sbirciando appunti, ma poi ci mette del suo, quando dice con forza, il sorriso tagliente sulle labbra, che l’Italia è una democrazia solida che nulla ha da temere. Il premier conferma innanzitutto “l’assenza di forze politiche italiane nella lista di destinatari di finanziamenti russi oggetto dei lanci giornalistici di questi giorni”. Parola di Blinken e dell’intelligence Usa, riporta.

“La democrazia italiana è forte, non è che si fa abbattere da nemici esterni, dai loro pupazzi prezzolati. Dobbiamo essere fiduciosi nella nostra democrazia. Non bisogna avere timore di qualunque voce”. Eppure Draghi riconosce che “negli ultimi venti anni il governo russo, e questo risulta da amplissime ricostruzioni internazionali, ha effettuato una sistematica opera di corruzione nel settore degli affari, della stampa, della politica, in tanti settori, in molti Paesi europei e negli Stati Uniti. Queste sono cose note, non c’è niente di cui stupirsi”.

Seppur partiti e leader siano estranei alla vicenda dei fondi da Mosca, l’ex numero uno della Bce, incalzato dai cronisti, riserva una stoccata al leader della Lega, pur non citandolo. Non l’unica tra l’altro, perché anche sullo scostamento di bilancio e sul mancato voto del Carroccio alla delega fiscale -“non ha mantenuto la parola data”- certo non le manda a dire. Ma è su Mosca la vera stilettata. “C’è chi parla di nascosto con i russi, chi vuole togliere le sanzioni. C’è pure lui” in campagna elettorale, “ma la maggioranza degli italiani non lo fa e non lo vuole fare. Io guardo alla maggioranza e al governo che ha avuto l’onore di presiedere”, l’affondo, che arriva oltretutto nel giorno in cui la Lega in Cdm vota contro il decreto legislativo che prevede la mappatura delle concessioni demaniali – tra i pilastri della riforma sulla concorrenza-, dunque anche delle spiagge.

Ma Draghi sembra averne anche per Conte. “Nei rapporti internazionali – dice infatti parlando del conflitto in Ucraina – occorre essere trasparenti, ci vuole coerenza nelle posizioni internazionali, non capovolgimenti o giravolte”. “Non si può – scandisce – votare a favore dell’invio di armi all’Ucraina e poi dire che non si è d’accordo; o ancora peggio inorgoglirsi dell’avanzata ucraina dopo che si è contro l’invio delle armi: si voleva che si difendesse a mani nude?”, chiede e sembra rivolgersi a chi sul no al riarmo ha costruito le battaglie politiche e la narrazione degli ultimi mesi