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Il paradosso di Draghi costretto ad aspettare i 5 Stelle

Grillo congela il voto su Rousseau: tirano venti di scissione. E anche se l’Elevato spiega che bisogna aspettare di sentire cosa dirà Draghi sta succedendo esattamente il contrario. Il timing della formazione del governo sta rallentando per attendere di capire cosa vogliono fare i 5 Stelle

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“Pensavo fosse un banchiere di Dio invece è un grillino”. Con queste parole ieri sera Beppe Grillo con una battuta. Ma c’è poco da ridere perché il Movimento 5 Stelle è dilaniato al suo interno e lo stop al voto su Rousseau è l’indice che la scissione è a un passo. E Draghi sta ad aspettare.

Il paradosso di Draghi costretto ad aspettare i 5 Stelle

L’intervento di Grillo che è tornato a Roma a sorpresa per il secondo giro di consultazioni è la cifra di quanto sia calda la terra sotto i piedi dei grillini. Il suo intervento pro Draghi è necessario per convincere i recalcitranti, che preoccupano al Senato ma soprattutto fanno temere un voto contro l’ex numero uno della BCE su Rousseau. Sarebbe un disastro che porterebbe a una scissione. Tutti negano ma anche la decisione di invocare il voto sulla piattaforma da parte di Casaleggio non è parsa unanimamente una buona idea. Ecco perché lo slittamento del voto e le parole dell’Elevato possono fare leva sui contrari: “Ha detto che il reddito di cittadinanza è una grande idea, ha detto che abbiamo cambiato la politica in questo paese con l’onestà, abbiamo fatto un miracolo. Ha detto che il reddito serve con la pandemia. Gli ho proposto di fare il ministero della Transizione ecologico-sostenibile: il ministero dell’Economia converge con quello dell’Ambiente e dell’Energia in un settore con 2-3 persone di grosso spessore che filtreranno tutti gli investimenti futuri di questo paese. Dobbiamo creare bonus per le aziende che sono in sintonia con l’ambiente e malus per chi non lo è. La finanza e le banche devono capire che non devono speculare e devono guadagnare con la transizione energetica”. Non è un caso che Grillo abbia infilato nella stessa frase insieme al congelamento della consultazione su Rousseau anche la richiesta di escludere la Lega: “Siamo un paese vecchio, di vecchi con idee vecchi. Senta Draghi, lei che è un ragazzo di 74 anni, che vita ha fatto? Non deve entrarci la Lega, perché la Lega non capisce una mazza di ambiente. Lui ha detto ‘eh non lo so, vediamo, vediamo’… Su questi temi mi ha dato ragione su tutto. Votare domani, aspettiamo un attimo. Lui non ha finito, aspettiamo che dica pubblicamente cosa vuole fare. Non ha ancora le idee chiare, ma non le ha nessuno”. Insomma i grillini dicono che devono aspettare cosa dice Draghi, ma in realtà è esattamente il contrario. É SuperMario che ha dovuto rallentare il timing per la formazione del governo per aspettare le decisioni dei 5 Stelle, come racconta Verderami sul Corriere:

Mario Draghi è costretto ad attendere, perché il timing che si era dato per formare il governo non coincide con il fuso orario dei grillini, con i loro riti assemblearisti, proiezione di tormenti interni che finiscono per scaricarsi sulle scelte del Palazzo e del Paese. E ieri Silvio Berlusconi aveva percepito la preoccupazione dell’ex presidente della Bce, quando era andatoaincontrarlo. «Purtroppo siamo in ritardo con la tabella di marcia — gli aveva confidato il premier incaricato—perché bisogna attendere l’esito delle consultazioni dei Cinque Stelle sulla piattaforma Rousseau». «Sarà positivo», aveva commentato il Cavaliere, che però coglieva nella risposta del suo interlocutore un chiaro segno d’incertezza: «Eh, vediamo. Speriamo bene…». Poco più tardi Draghi avrebbe visto confermate le sue previsioni. La delegazione grillina gli avrebbe infattiriferito di voler posticipare il referendum: come se non bastasse, sarebbero stati sottoposti al voto anche i punti del suo programma di governo

Sembra una situazione grave, di sicuro non è una situazione seria. L’unico motivo per cui Draghi aspetta è ovviamente il peso politico del Movimento 5 Stelle in parlamento. Come è possibile fare un “governo di tutti” senza di loro? Del resto l’ex BCE aveva detto proprio a Grillo di ritenere i pentastellati indispensabili per la formazione dell’esecutivo. Cosa fare dunque? C’è chi spinge, spiega Pucciarelli per Repubblica, per passare dallo slittamento del voto su Rousseau alla sua cancellazione:

Cioè se alla fine gli attivisti si ribelleranno al padre simbolico, al fondatore e garante che in questi giorni ci ha messo la faccia e l’anima per garantire la bontà dell’operazione. «Questa è la votazione più incerta di sempre», ammette un alto in grado del Movimento, e lo dice con grande preoccupazione. Alcuni vorrebbero cancellarla del tutto e al caos generale si aggiunge quasi provvidenziale per questi ultimi la denuncia dell’europarlamentare Dino Giarrusso, «su Rousseau votano infiltrati e traditori, ho scoperto profili di persone in realtà nostre avversarie, serve che ci sia un reale controllo».

Ilario Lombardo sulla Stampa offre un’altra lettura di quanto sta succedendo. Grillo vorrebbe aspettare a metterci la faccia per non ritrovarsi con un sì su Rousseau e un governo tecnico che poi dovrebbe spiegare alla base dopo che in questi giorni la pillola SuperMario è stata fatta ingoiare con lo zucchero del governo politico: «Non faccio votare gli iscritti a suo favore e poi lui mi fa un governo tutto tecnico». Intanto Crimi spiega in un’intervista al Corriere che sono una ventina i parlamentari a sfavore e parla già di voto degli iscritti a cui non si adeguerebbero, come se su Rousseau fosse già passato il quesito sul governo Draghi: «Fin qui hanno abbandonato una ventina, forse. Se qualcun altro deciderà di non adeguarsi al voto degli iscritti ne prenderemo atto, ma non si può definire scissione». Del resto, come conferma sempre il reggente dei 5 Stelle, la domanda sul presidente del Consiglio incaricato non sarà per niente diretta: «Dire sì o no a Draghi sarebbe troppo povero. Quando avremo qualcosa su cui votare scriveremo nei quesiti “vogliamo stare in un governo che ha queste caratteristiche?”. Dobbiamo mettere ai voti un programma, aspettiamo che Draghi veda le parti sociali e tiri le conclusioni». Ma se è già tutto deciso cosa stiamo aspettando?