Opinioni

De Masi, l'ozio dell'intelligente e l'attività del cretino

Nel film Manhattan c’è una scena in cui Woody Allen irrompe nella classe di un suo amico professore e quello gli chiede: “Tu qui? Ma come hai superato i bidelli?“. E Woody: “Sul piano culturale, che domande“. La stessa battuta viene in mente a leggere la rubrica di Aldo Grasso, oggi dedicata nientemeno che a Domenico De Masi, quello del “lavorare gratis, lavorare tutti (e smettere di sniffare trielina)“, di recente – e giustamente – assurto a ideologo del M5S dopo i rifiuti di Jimmy Il fenomeno e Gianluigi Bombatomica. E così, fantaniamente, rieccolo, il De Masi, a colpire ancora e ancora:

 Ieri, per esempio, era ospite d’onore a Ivrea per spiegare il futuro del lavoro alla Casaleggio Ass. e a Beppe Grillo. Il M5S gli aveva commissionato una ricerca: «Lavoro 2025». Lavoro, sempre lavoro. Strano destino per uno studioso che da anni teorizza l’ozio. Ozio creativo, s’intende, qualcosa di molto diverso dalla pigrizia o dalla nullafacenza, ma pur sempre ozio: meno ore di fatica, libero e piacevole uso delle proprie forze, soprattutto spirituali, all’infuori da ogni bisogno o scopo pratico (è l’otium dei Latini). L’inazione nasce dagli dei.
Nel romanzo «La lentezza», Milan Kundera scrive una cosa importante: «Nel nostro mondo l’ozio è diventato inattività, che è tutt’altra cosa: chi è inattivo è frustrato, si annoia, è costantemente alla ricerca del movimento che gli manca». L’intuizione di Casaleggio padre è stata proprio quella di mettere in connessione sulla Rete persone «inattive e frustrate», dando loro il movimento che gli mancava, il M5S. Adesso però finiscono per essere troppo attivi.
Lavorando sodo, De Masi potrebbe spiegare loro (e a noi) che «l’attività del cretino è molto più dannosa dell’ozio dell’intelligente» (Mino Maccari).

Ora, se questo è il maestro voi vi stupite se l’allievo Luigi Di Maio sostiene che basti dare quattro spicci a gente in guerra civile per comprarsela e far fare loro la pace?