Cultura e scienze

Le diagnosi su internet: tutti quelli che si rivolgono al dottor Google

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Secondo il rapporto Consumer Health 2017 il 57% degli italiani si informa su internet per una questione di salute: la rete viene consultata prima del proprio metodo dal 52% dei maschi e dal 63% delle femmine e a cercare di più sono le fasce d’età più giovani. E, spiega oggi il Corriere della Sera, googlare sui propri mali non è del tutto salutare:

Googlare sintomi e malattie è tutta salute, finché si tratta di approfondire una diagnosi fatta dal medico, consultare un bugiardino o prenotare una visita, ma l’eccesso può diventare una malattia in sé. Molti, probabilmente, temono di averla, dato che nel 2017, in Italia, fra le ricerche su Google precedute dal «cosa significa», la più gettonata è stata: «Cosa significa i pocondria?». E secondo il Censis, nel 2012, d’ipocondria soffrivano il 32,4% degli italiani.

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Dove ci si informa su una questione di salute (Corriere della Sera, primo novembre 2018)

Esiste anche il neologismo cybercondria, che definisce l’ossessione e le infondate paure di chi si fa autodiagnosi online. Come sempre, non è sbagliata la tecnologia in sé, ma l’uso che se ne fa. Vale per chi si convince d’avere un tumore senza aver mai visto il medico e vale per i contenuti non sempre attendibili. Qualche anno fa, una ricerca della Queensland University di Brisbane,in Australia, ha rivelato che solo tre dei primi dieci risultati online sono utili per un’auto diagnosicorretta.

All’estero, esistono siti di checkup on line,basta digitare «Symptom Checker» e compare l ’elenco di indirizzi. S’inseriscono i sintomi e si ha la diagnosi, seppure con l’avviso di consultare anche il dottore. Salute fai-da-te? Ahi ahi ahi.

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