Opinioni

Di Maio e la dieta dopo le feste

C’è una cosa che tutti tendiamo a fare, cioè riprometterci di metterci a dieta dopo le feste natalizie o dopo le vacanze estive. Di solito poi si trascorriamo le feste o le vacanze mangiando come se non ci fosse un domani e questo solitamente è già un indice di quanto sia stato effimero il nostro proposito. Con le proprie finanze l’Italia fa da anni più o meno la stessa cosa: promette un ultimo anno di atteggiamento “lasco” per poi stringere i denti negli anni successivi. Ovviamente non abbiamo mai rispettato le promesse, o le abbiamo rispettate in modo molto parziale. Questo ha un prezzo, cioè la perdita di credibilità presso i partner europei e, soprattutto, presso gli operatori economici che ci prestano i loro soldi (potevamo anche scrivere “mercati”, ma il termine in Italia è ormai diventato una parolaccia). Ogni anno, quindi, facciamo le nostre brave previsioni di finanza pubblica per poi rimangiarci puntualmente quanto promesso l’anno successivo.

di maio

Il governo del cambiamento si comporterà in modo diverso? Certo bisogna aspettare che le promesse le faccia, intendiamo quelle scritte nere su bianco non quelle delle interviste nei talk show, e questo comincerà ad avvenire già tra qualche giorno con la revisione del DEF. Intanto il vice ministro Di Maio ha affermato in una intervista al quotidiano La Stampa: “Attingiamo ad un po’ di deficit e poi rientriamo del debito in uno o due anni”. Bisogna analizzarle a fondo certe dichiarazioni per capirne l’assoluta inconsistenza logica:

Premettiamo che non sappiamo quanto sia un “po’ di deficit” per il ministro Di Maio, possiamo solo notare che solo 2 anni fa l’Italia si era impegnata per un deficit sul PIL nel 2019 dello 0,2%, che poi è diventato 0,8%. Questo 0,8% per vari motivi è già un obiettivo irrealistico. Attualmente le previsioni più ottimistiche stimano che indicheremo per il 2019 un deficit intorno all’1,5%-1,6%, livello che dovrebbe garantirci la diminuzione del rapporto debito/PIL. A quanto deficit supplementare vorrà “attingere” Di Maio? Come scritto non lo sappiamo, ma avendo promesso di rientrare “del debito” in uno o due anni proviamo a ragionare:

1) Se questo ulteriore deficit servirà a fare partire in modo non solo simbolico le misure promesse, non si capisce come queste misure possano essere ritirate già un anno dopo. Che si fa? Si da mezzo reddito di cittadinanza e si mandano le persone in pensione un po’ prima solo per il 2019? Ha un senso? (Sorvoliamo per pietà cristiana sulla flat tax perché sparare sulla croce rossa non è mai corretto).

2) Se invece Di Maio pensa che queste misure e questo extra deficit diano un impulso al PIL talmente grande da “ripagarsi da sole”, cioè faranno crescere il PIL così tanto che nel 2020 il loro effetto sul debito sarà neutralizzato, allora Di Maio soffre di stati allucinatori di eccezionale gravità. D’altronde se funzionasse davvero così perché non dare un reddito di cittadinanza di 1500 euro e fare andare le persone in pensione a 60 anni facendo scendere il rapporto debito/PIL ancora più velocemente nel 2020?

3) La terza ipotesi sarebbe che Di Maio abbia in mente una poderosa spending review per il 2020, del tipo di quella promessa immediatamente prima delle elezioni e che a suo dire era già pronta, il cui valore ammontava a 30 miliardi. Ma perché non presentarla ora?

In realtà Di Maio semplicemente suggerisce di farci un’ultima grande abbuffata, a cui ne seguirà necessariamente un’altra e un’altra ancora. Perché c’è sempre tempo per mettersi a dieta. Se ciò si dovesse verificare, quelli che ci prestano i loro soldi per fare andare avanti gli ospedali, le scuole e i tribunali (continuiamo ad evitare la parola “mercati”), faranno quello che fanno gli amici quando promettiamo di metterci a dieta mentre mangiano una coppa di gelato da mezzo chilo con panna: non ci prenderanno sul serio.

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Elio Truzzolillo

Elio Truzzolillo, nato il 24/06/1972,laureato in Economia. Segue con passione la politica italiana e il mondo delle fake news.