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Gli effetti del decreto di Putin che impone il pagamento del gas russo in rubli

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Il decreto firmato ieri da Vladimir Putin che in dieci giorni si prefigge di spostare la valuta di pagamento del gas siberiano dagli euro (e dai dollari, in misura minore) ai rubli per tutti i “Paesi ostili alla Russia” viene studiato nei minimi dettagli dai legali dei governi e delle compagnie di idrocarburi oggetto del provvedimento, alla ricerca di appigli per eventuali ricorsi. Secondo il documento ogni “compratore estero” dovrebbe aprire due conti presso Gazprombank, l’istituto di Stato che funge da intermediario per gli acquisti perché esente dalle sanzioni: uno in euro, l’altro in rubli. Il primo versamento avverrebbe in euro, soldi che la banca venderebbe sulla Borsa di Mosca in cambio di rubli da depositare sul secondo conto, per poi transitare dal compratore al venditore – Gazprom – in cambio dei volumi di gas stabiliti.

Gli effetti del decreto di Putin che impone il pagamento del gas russo in rubli

Una soluzione, quella studiata dal presidente della Federazione russa, che permette a lui di “salvare la faccia” dopo aver sbandierato contro-sanzioni nei confronti della comunità internazionale, e a quest’ultima di continuare a pagare con la valuta utilizzata in precedenza. Durante i vari passaggi di denaro può però accadere che il rublo si svaluti o si rivaluti sull’euro, rendendo la somma pagata troppo bassa o troppo alta. Non è chiaro chi subirebbe l’eventuale perdita. I compratori (i governi e le compagnie come Eni, Gasunie, Total, Uniper) non sarebbero disposti a sottostare a questo rischio, che se venisse assunto da Gazprom renderebbe l’intero decreto soltanto un modo per Putin di spacciare per una propria “vittoria” una condizione svantaggiosa per la Russia. “È importante non dare il segnale che ci faremo ricattare da Putin”, ha detto il ministro tedesco dell’Economia Robert Habeck, precisando che “le nostre aziende pagheranno in euro”. Il suo omologo francese Bruno Le Maire gli ha fatto eco: “Non accetteremo di pagare il gas in altre valute”.

Alla Russia non conviene “tagliare” le forniture verso l’Europa

In via del tutto astratta, la minaccia di Putin di “tagliare” le forniture sarebbe attuabile da un momento all’altro, ma nei fatti sospendere il passaggio del gas attraverso i condotti verso l’Unione europea potrebbe rivelarsi un autogol per Mosca, che si assumerebbe il rischio di danneggiamenti alle strutture produttive e ai giacimenti, causati dalle basse temperature e dalla possibilità di formazione di sedimenti acquosi che rallenterebbero e renderebbero più costosa un’eventuale ripartenza delle vendite.