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Il retroscena dietro l’addio della Roma a De Rossi

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Repubblica racconta oggi un retroscena dietro l’addio della Roma a De Rossi, consumatosi ieri nell’ambito di una strategia suicida della società giallorossa che l’ha portata a inimicarsi per l’ennesima volta i tifosi: secondo Matteo Pinci la società ha un’esigenza di rinnovamento del parco giocatori e vuole giocatori integri:

Il motivo gli è stato esposto: la parola chiave a Trigoria è ripartire. Da zero. La squadra quest’anno ha fallito, il club ha scelto Gasperini a cui chiederebbe di ricominciare da un gruppo “vergine”. E che possa sostenere ritmi elevati per ricostruire un’ossessione del lavoro. Chiaro il contrasto con la figura di De Rossi, totem ingombrante dai muscoli ormai fragili. «Ma posso giocarle, 15/20 partite», la replica caduta nel vuoto.

La cosa che fa più ridere di questa motivazione è che meno di un anno fa la Roma ufficializzava l’acquisto di Javier Pastore dal Paris Saint Germain per la trascurabile cifretta di 24,7 milioni di euro. E Pastore quest’anno ha passato metà dell’anno fuori dai campi a causa di un problema al polpaccio che lo affligge da anni. Ciliegina sulla torta: lo stipendio di Pastore, che secondo i giornali ammonta a 3,5 milioni di euro netti l’anno (Zaniolo guadagna 700mila euro l’anno). Sempre nell’ambito del rinnovamento (ahahah), la società ha garantito a Pastore lo stipendio fino al 2023. Ma, spiega Pinci, c’è un altro elemento che ha convinto la Roma a disfarsi di De Rossi:

C’è poi un altro punto che pesa nelle valutazioni della Roma. Ed è quello del gruppo. Da settembre, la squadra ha accusato il club per il depauperamento tecnico: in particolare si sono esposti i suoi leader, “offesi” dalle cessioni di colleghi che stimavano come Strootman e Nainggolan. Rinunciare ai “polemici” serve ad azzerare gli alibi della squadra che troppo presto, e troppo spesso, ha tirato i remi in barca in questa stagione.

De Rossi si è convinto che dietro il suo addio ci fossero regie occulte: da qui il riferimento velato al presidente Pallotta e all’ex dg, oggi consigliere ombra, Franco Baldini, estraneo però alla scelta. In realtà la decisione ha certificato altro: la marginalità del Totti dirigente, ferito da questo addio che troppo deve avergli ricordato il proprio. E del tutto escluso dalla decisione: lo ha detto tra le righe proprio De Rossi («I dirigenti qui non possono incidere, spero che Francesco possa contar di più») quasi ventilandone un possibile addio («Spero di ritrovarlo, se tornerò»). Polemico col club pure Florenzi: «Se vuoi rispetto devi dare rispetto».

Insomma, De Rossi viene cacciato per aver protestato contro gli altri cacciati. Il fatto che i risultati sul campo abbiano dato torto a chi li ha cacciati (Monchi) e a chi ha assunto quello che li ha cacciati (Pallotta) evidentemente è solo un dettaglio.

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