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Davide Casaleggio e la cacciata di Pizzarotti

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Gianroberto Casaleggio avrebbe volentieri cacciato Federico Pizzarotti a dicembre del 2014, quando il sindaco convocò a Parma un’assemblea degli eletti a 5 Stelle per raccontare e condividere l’esperienza dell’amministrazione della città. Davide Casaleggio ha deciso di cacciarlo ieri, a poche settimane dal momento di prendere una decisione sulla sua ricandidatura a Parma per le elezioni del 2017. E alla fine è il “tecnico informatico” (come l’ha chiamato Luigi Di Maio) a imporre la sua volontà al Direttorio, complice un’assenza di lavoro del vicepresidente della Camera che era in Germania e, dicono, non aveva intenzione di muoversi nei confronti del reprobo. Pizzarotti è sospeso, ha dieci giorni per appellarsi e poi sarà fuori definitivamente.

Davide Casaleggio e la cacciata di Pizzarotti

Luca De Carolis sul Fatto Quotidiano racconta com’è andata:  «“Bisogna sospenderlo, anche per dare un segnale a tutti gli altri eletti”ragiona (in sostanza) Casaleggio junior. Linea condivisa in pieno da Roberto Fico, custode dell’or todossia dentro il Direttorio. Duro, raccontano, nelle chat interne. Fico fa asse con Milano. E per Pizzarotti è il capolinea. Lo censura anche il sindaco di Livorno, Filippo Nogarin: “Nel nascondere per settimane l’avviso ha commesso un grave errore”. D’altronde, “Pizzarotti non è Nogarin”riassume un “falco”. È un dissidente, accusato di rapporti col Pd. Tra qualche settimana il M5s avrebbe dovuto decidere se ricandidarlo nel 2017. Ma ora è arrivato l’incidente, o il pretesto per crearlo. Carlo Sibilia ci mette il timbro: “Non informare la comunità di cui si fa parte delle difficoltà che si hanno, significa non avere fiducia della comunità”». Conferma Annalisa Cuzzocrea su Repubblica:

Il candidato in pectore del Movimento non voleva l’espulsione di Pizzarotti. Non per simpatia personale, non è mai riuscito ad andarci d’accordo, neanche nelle poche settimane in cui ci ha provato, all’inizio della sua avventura come responsabile degli enti locali. Quel che pensa – il vicepresidente della Camera – è che cacciare oggi l’unico sindaco 5 stelle che gestisce una grande città dimostrandosi in grado di governarla non è la mossa migliore per vincere Roma alle prossime amministrative. Né per dimostrare di essere davvero in grado di andare al governo del Paese. Nessuno lo ascolta. Troppo lontano per incidere, improvvisamente indebolito e schiacciato su una posizione garantista che voleva essere puro pragmatismo, ma che è difficile da tenere. Non dopo la presa di posizione netta di Davide. Per questo tace, Di Maio.

Soltanto Emanuele Buzzi sul Corriere scrive che alla fine anche Di Maio avrebbe votato sì all’espulsione di Federico Pizzarotti:

Intanto tra i Cinque Stelle scoppia una guerra intestina via chat. Molti parlamentari chiedono chiarimenti, in prima fila Tiziana Basilio e Silvia Benedetti, sulla scelta e sul ruolo dello staff. La pizzarottiana Elisa Bulgarelli si lascia andare a un commento in difesa dei valori del M5S su Facebook mentre la base sul blog si divide. Nella mischia prende posizione a favore del primo cittadino di Parma anche Fabio Fucci, sindaco di Pomezia, che rivela di essere stato indagato e poi assolto. In serata — mentre tra i più ortodossi circolano voci sull’idea di far cadere la giunta di Parma — al botta e risposta si aggiunge la replica piccata alle contestazioni mosse da Pizzarotti da parte di Grillo.

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Davide Casaleggio

Pizzarotti pensa di portarli in tribunale

Intanto il sindaco di Parma pare determinato a non arrendersi. Salta a piè pari nei suoi ragionamenti l’appello a cui potrebbe accedere mandando le sue controdeduzioni alla mail dello Staff che ha già contestato in lungo e in largo, ma al Corriere della Sera dice che potrebbe adire le vie legali: “Ha senso rimanere dove non ti vogliono? No. Può aver senso chiedere giustizia: su questo si può ragionare”. Se si rivolgerà a un Tribunale? “Se in base a un regolamento che non esiste sostieni una cosa allora la devi dimostrare”, afferma. “Gli faccio capire che le regole sono importanti. Era Casaleggio a dire che se ignori una regola quella regola non è mai esistita. E loro stanno ignorando tante regole”. “Siamo stati un esempio, ma abbiamo perso il senso del limite, abbiamo sbracato”, sottolinea. Se ci sia un margine per ricucire lo strappo “dipende da loro”, dice, “se agiscono come persone normali. Ci si vede di persona, ci si guarda in faccia, si chiariscono le cose, gli si fanno vedere gli atti, si pretendono e si accettano le scuse. E sulla base di questo si può lavorare. Finora però non c’è stata disponibilità”. “Questa è una cosa che adesso va risolta, ma per il bene di quello che potremmo andare a rappresentare”, “se avremo problemi al governo nei rapporti internazionali cosa faremo? Butteremo Putin fuori dalla chat?”. Intervistato anche da Repubblica aggiunge: “Nascondono la loro identità, si appellano a regole che non esistono, citano un regolamento sulla base del quale starebbero facendo un’ istruttoria senza dirmi qual è. Nella mia risposta chiedevo questo: qual è il regolamento? Chi siete? E solo questo vorrei sapere oggi: chi inventa le regole? Chi le cambia a suo uso e consumo com’è stato per la tv?”. L’idea non è per niente peregrina. I tribunali hanno già sentenziato a favore di Napoli Libera e degli espulsi ed esclusi romani ordinando al M5S di ritirare le sanzioni. Se Pizzarotti vincesse in giudizio e venisse riammesso anche la certificazione della lista parmense potrebbe tornare in ballo. Altrimenti nel 2017 potrebbe arrivare una doppia candidatura in città: il sindaco uscente e un nuovo candidato a 5 Stelle. E quella sarebbe la battagli finale.
EDIT: Il MoVimento 5 Stelle contesta la ricostruzione di Repubblica:

“Il M5S contesta integralmente l’articolo pubblicato oggi dal quotidiano la Repubblica sulla sospensione del sindaco di Parma, Pizzarotti, titolato ‘E alla fine anche il Direttorio si divide – Di Maio: ‘Un errore cacciarlo ora’. L’affermazione riportata nel titolo in forma di virgolettato ‘Un errore cacciarlo ora’, attribuita al vice presidente della Camera dei deputati, Luigi Di Maio, è del tutto falsa: si tratta di parole mai pronunciate dal diretto interessato. Si precisa inoltre che il pensiero del vice presidente della Camera è all’opposto rispetto a quanto riportato nel titolo e poi nel testo in forma indiretta”. Questo, in sintesi, il contenuto della rettifica inviata dal Gruppo M5S alla Camera al quotidiano la Repubblica. “Solo pochi giorni fa – si aggiunge – l’8 maggio, in un articolo lo stesso quotidiano attribuiva affermazioni infondate sia a Davide Casaleggio che allo stesso Luigi Di Maio. Il moltiplicarsi di episodi come questi lede non solo l’immagine del MoVimento 5stelle ma anche il diritto all’informazione dei cittadini attraverso cui si forma l’opinione pubblica in una Repubblica democratica degna di questo nome. Un’anomalia che ci auguriamo sia sanata al più presto e definitivamente”.