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Come funziona il daspo urbano

Il Daspo urbano è una delle misure contenute nel decreto legge che punta a migliorare la sicurezza urbana che ha ricevuto il primo sì dalla Camera e che ora passa all’esame del Senato (per la definitiva conversione in legge) dove sono attese tante modifiche sollecitate dai sindaci che hanno contribuito a definire il provvedimento.

Cos’è il daspo urbano

Il daspo urbano colpirà chi viene trovato in stato di ubriachezza, compie atti contrari alla pubblica decenza, esercita il commercio abusivo, l’attività di parcheggiatore o guardiamacchine abusivo. L’articolo 9 del decreto prevede una sanzione amministrativa pecuniaria da 100 a 300 euro e di un ordine di allontanamento (dal luogo della condotta illecita) nei confronti di chiunque, in violazione dei divieti di stazionamento o di occupazione di spazi ‘ivi previsti’, limita la libera accessibilità e fruizione di infrastrutture (fisse e mobili) ferroviarie, aeroportuali marittime e di trasporto pubblico locale, urbano ed extraurbano, e delle relative pertinenze. La competenza all’adozione dei provvedimenti è del sindaco del comune interessato e i proventi delle sanzioni sono destinate ad interventi di recupero del degrado urbano.

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I Daspo nel tifo (Corriere della Sera, 6 settembre 2015)

La Camera ha approvato anche un emendamento al decreto legge che prevede la possibilità di arresto in flagranza differita nel caso di reati commessi con violenza alle persone o alle cose, compiuti alla presenza di più persone anche in occasioni pubbliche, ‘per i quali è obbligatorio l’arresto, quando non è possibile procedere immediatamente all’arresto per ragioni di sicurezza o incolumità pubblica’. Secondo l’emendamento, sulla base di documentazione video fotografica, è possibile l’arresto in flagranza entro 48 ore dal fatto. Con il daspo urbano possono essere multati (da 100 ai 300 euro) writers, mendicanti che sostano in alcune zone della città, ubriachi, ambulanti senza autorizzazione, parcheggiatori abusivi. Può poi essere allontanato chi ha precedenti per spaccio o consumo di alcol e droghe da locali, uscite di scuole o comunque da zone sensibili. E, più in generale, può essere punito chi compie «atti contrari alla pubblica decenza».

Il daspo urbano e Minniti

“Quindi il decreto sulla sicurezza urbana sarebbe una legge di destra… straordinario… Forse perché qualcuno non l’ha letto”, afferma in un colloquio con Repubblica il ministro dell’Interno Marco Minniti. “Allora qualcuno mi risponda”, prosegue, “è di destra una legge che sottrae la definizione delle politiche della sicurezza nelle nostre città alla competenza esclusiva degli apparati, trasformando la sicurezza in bene comune e chiamando alla sua cogestione i rappresentanti liberamente eletti dal popolo, vale a dire i sindaci? È di destra un decreto che, per la prima volta nella storia repubblicana, risponde a una legittima richiesta di sicurezza con il solo strumento amministrativo, senza aumentare le pene o introdurre nuovi reati? È di destra un provvedimento che è stato scritto a quattro mani con l’Anci, con sindaci italiani che vanno da Zedda a Nardella, da Decaro a Sala?”. Il ministro è convinto di essere sulla strada giusta, “l’unica percorribile”, dice, “perché in grado di declinare le politiche della sicurezza in chiave moderna, democratica, e inclusiva. Dunque rinunciando a declinarla solamente come ordine pubblico. La dico semplice: perché una piazza sia sicura la notte, è necessario che sia presidiata da una macchina della polizia, non c’è dubbio. Ma anche che quella piazza sia illuminata e resa agibile da politiche sociali di inclusione, oltre che di decoro urbano. Ecco, il mio decreto sulla sicurezza è questa cosa qui”.
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Poi rassicura: “Introdurrò l’identificativo di reparto per le forze dell’ordine impegnate nell’ordine pubblico. E non perché di sinistra. Ma perché, banalmente, è giusto e così si fa in altri grandi e importanti Paesi europei”. “Questa idea che il decreto serva ai sindaci per ripulire i centri storici delle città, confinando i marginali ancora più ai bordi, significa semplicemente non aver letto quel decreto. Il sindaco non ha nessun potere di disporre il daspo, vale a dire l’allontanamento amministrativo di un soggetto da una determinata area della città, perché quel potere è e resta dei questori. Il sindaco ha solo il potere di segnalare le aree urbane su cui concentrare gli sforzi di controllo del territorio. Inoltre, l’obiettivo di questo strumento non saranno i clochard o chi rovista in un cassonetto della spazzatura, ma, per dirne una, qualche spacciatore seduto davanti a una scuola o una discoteca, o magari un writer cui sarà chiesto di ripulire un bene comune che ha imbrattato”.

Il daspo urbano e Saviano

“Il Decreto Minniti sulla sicurezza urbana, considerato da questo Governo cosa di “straordinaria necessità e urgenza”, è un provvedimento di destra, intriso di razzismo e classismo. Tanto valeva introdurre il colore della pelle come fattore discriminante, si sarebbe dissolta ogni ipocrisia”, scrive invece Roberto Saviano che su Facebook spara a zero contro il Pd e non risparmia critiche nemmeno al M5s: “Scappasse dal PD chiunque ha ancora rispetto per l’uomo, ma a quel politico non saprei quale partito consigliare: il M5S si è astenuto perché il decreto sarebbe “una scatola vuota senza fondi né risorse, e molto probabilmente rimarrà lettera morta”. E se non rimanesse lettera morta? Non sarebbe stato più dignitoso un minoritario (230 favorevoli e 56 contrari) ma umano NO? L’astensione e il silenzio hanno tutto il sapore della complicità”.
marco minniti
“I sindaci – scrive Saviano – per ripulire i centri storici delle città, avranno il potere di allontanare chiunque venga considerato “indecoroso”, non occorre che sia indagato o che abbia commesso un reato. A queste persone il sindaco potrà applicare un “mini Daspo urbano”. Daspo, perché in Italia tutto è calcio e tifo, anche la politica. Stiamo assistendo alla criminalizzazione dell’uomo anche quando per fame rovista in un cassonetto della spazzatura per prendere ciò che altri hanno buttato via. Domandiamoci ora quale sarà il risultato di questo decreto vergognoso: centri storici magari ripuliti dai clochard e dagli immigrati, ma periferie ghetto. E ciliegina sulla torta: il decreto doveva contenere anche l’obbligo di codici identificativi per le forze dell’ordine, ma l’emendamento (troppo di sinistra, invero) è stato nottetempo cancellato”.