Opinioni

Dalle bufale sulla chiave inglese alla santificazione ipocrita: l’Italia uno come Gino Strada non lo meritava

Gli hanno dato del picchiatore, del violento. Senza uno straccio di prove, un riscontro, una testimonianza, nulla.

Hanno detto che “ai tempi del Movimento studentesco spaccava crani con le spranghe”, ignorando che per la stessa accusa, a “Porta a porta” nel 2004, l’allora direttore della Padania Gigi Moncalvo fu condannato a pagare Emergency 150.000 euro.

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Vincenzo Bruni/IPP Roma 17-03-2010  

Hanno tirato fuori la vecchia bufala della chiave inglese nascosta sotto l’eskimo.

Lo hanno chiamato “Hazet 36”, la stessa chiave utilizzata nell’omicidio di Sergio Ramelli, insinuando subdolamente un suo presunto e delirante coinvolgimento.

Gli hanno dato del “trafficante di corpi”, del “comunista” (come se fosse un’offesa), dell”affarista senza scrupoli”, persino della “spia” al servizio degli occidentali.

Non potendo contestare il lavoro straordinario e i 12 milioni di persone curati in 27 anni, hanno incominciato a dire che con Emergency si è arricchito, che “è morto con le tasche piene”, proprio lui il cui più grande orgoglio era di “non aver mai preso 500 lire in più del suo stipendio di medico”.

E c’è chi ha fatto anche peggio delle bestie, santificandolo da morto con post e parole grondanti pelosa ipocrisia dopo averlo calpestato, ignorato, umiliato in vita, con quel sospiro di sollievo, in fondo, di chi sa che non dovrà più fare i conti con la coscienza di Gino, le sue sentenze dritte, nette, senz’appello che ti inchiodavano di colpo alle tue responsabilità politiche, umane, civili.

La morte di Gino Strada sta facendo risalire a galla lo spurgo fetido di un’Italia meschina, provinciale, malmostosa, spaurita di fronte a una bellezza che non è neanche in grado di immaginare (figuriamoci apprezzare), incapace di riconoscere la grandezza di questo essere umano, medico e filantropo che il mondo ci invidia.

È proprio vero. L’Italia uno come Gino Strada proprio non se lo meritava.