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Dalla guerra al campo da calcio: Gravina chiama in Italia le giocatrici afghane

Gravina ha chiamato in Italia le ragazze di Herat, per loro l’incontro con il commissario tecnico della nazionale e tre kit da gara dell’Italia

Milena Bertolini Italia afghanistan calcio

Gabriele Gravina è l’uomo che ha rilanciato il calcio nel mondo, dopo la drammatica parentesi a guida di Carlo Tevecchio il nuovo presidente federale ha messo subito in ordine il sistema calcio. Per quelle che sono le sue possibilità, s’intende. Dapprima la chiamata di Mancini, poi il lavoro sui settori giovanili. Andare alla voce Nicolato per capire, prima in Under 19 e ora in Under 21 per dare seguito al lavoro svolto con gli stessi ragazzi. E ancora, l’investimento sul calcio femminile sia da un punto di vista sportivo che di brand reputation.

Ora è il momento in cui dai vertici della federazione parlano al mondo, come se si volesse dire che il calcio è altro. Ed è davvero molto bello tutto quell’altro che il calcio è.

Dalla guerra al campo da calcio: Gravina chiama in Italia le giocatrici afghane

Le scelte sono politica, ecco perchè non si era nascosto nelle scorse settimane il numero uno della FIGC nel dire che la politica della Federazione italiana prevedeva una incondizionata accoglienza a tutte le donne che volevano continuare a praticare lo sport. Lo avrebbero potuto fare nelle nostre città.

Questa mattina le ragazze, insieme al loro tecnico, sono state ospiti del Centro Tecnico Federale di Coverciano dove la Nazionale Femminile è in ritiro per preparare le prime due gare di qualificazione al Mondiale del 2023. “È stato il primo incontro, il primo step di una progettualità più ampia con la quale vogliamo aiutare le calciatrici dell’Herat ad integrarsi nel nostro Paese – ha sottolineato il presidente federale Gabriele Gravina – grazie alle Azzurre è nato un bel rapporto di amicizia che muove dalla passione comune per il calcio in grado di superare ogni confine”. Emozionante l’abbraccio con la Ct Milena Bertolini e il capitano Sara Gama, che hanno consegnato alle calciatrici di Herat un kit Puma e tre maglie azzurre. Al termine dell’allenamento tutta la squadra si è radunata attorno alle afghane – che poi hanno fatto visita anche al Museo del Calcio – anche per qualche foto e per ascoltare la loro testimonianza.