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D'Alema e Renzi: intervista doppia per un Pd spaccato

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Potete ammirare sulle prime pagine di Repubblica e Corriere della Sera lo spettacolo di un Partito Democratico spaccato in due: Matteo Renzi parla con Claudio Tito di poteri forti che vogliono sostituirlo e nega di essere massone, Massimo D’Alema gli risponde che l’unico della «vecchia guardia» con cui parla è Denis Verdini. Il titolo dell’intervista di Repubblica:
matteo renzi poteri forti
E i due titoli diversi dell’intervista di D’Alema al Corriere:


L’INTERVISTA DOPPIA DI RENZI E D’ALEMA
L’intervista di Dario Di Vico a D’Alema si apre con la battuta sulla vecchia guardia:

«Senta, l’unica vecchia guardia con cui Renzi interloquisce è quella rappresentata dal centrodestra di Berlusconi e Verdini. Al Pd vengono poi imposte, con il metodo del centralismo democratico,le scelte maturate in quegli incontri privati. Gramsci nei Quaderni scriveva che i giovani devono inevitabilmente confrontarsi con la generazione più adulta, ma può capitare che i giovani di una parte si facciano istruire dagli anziani della parte avversa. Mi pare che qualcosa disimile stia accadendo nel nostro Paese».

Claudio Tito invece nota che parlare di poteri forti sembra un modo per nascondere le difficoltà:

«I poteri forti o presunti tali sono quelli che in questi vent’anni hanno assistito silenziosi o complici alla perdita di competitività dell’Italia. Ora vogliono chiedermi in sei mesi quello che loro non hanno fatto in vent’anni? Legittimo, ma io governo senza di loro. Non contro di loro: semplicemente senza di loro. Senza omaggiarli, senza consultarli. Sono una persona senza padroni, senza padrini. Questo per loro è la mia debolezza. Questa invece è la mia salvezza.

A D’Alema poi tocca spiegare perché sta dalla parte dei sindacati se lo scontro tra Camusso e Renzi somiglia a quello tra lui e Cofferati:

«La vera discussione con il sindacato non fu sull’articolo 18 ma sulla centralizzazione del meccanismo contrattuale, che era arretrata. Sostenevo il decentramento della contrattazione in modo che aderisse meglio all’economi areale. A Cofferati obiettavo che i sindacati negoziavano a Roma un contratto nazionale che poi in una metà del Paese era disatteso. Io sollevavo un problema vero».

Mentre Renzi deve inventarsi che la CEI in realtà è stata fraintesa:

«Da stamane ricevo telefonate di amici vescovi che c’è stato un equivoco, che le parole sono personali del segretario della CEI (c’è scritto proprio così, non ridete NDR), che nessuno in assemblea ha parlato di slogan. Del resto io, cattolico, rispondo ai cittadini, non ai vescovi (vallo a dire ai cittadini che aspettavano il regolamento sulla fecondazione eterologa, NDR).
La luna di miele con l’opinione pubblica è finita?
«Lo dicono da sette mesi. So che la percentuale di consenso non resterà così elevata. So che se si mettono in fila i poteri forti che mi hanno criticato c’è da tremare. Ma a me interessano i risultati concreti»

Poi il premier non conferma né smentisce un pettegolezzo sul suo rapporto con i vescovi:

È vero che il presidente della CEI Bagnasco è arrabbiato con lei perché gli ha detto di parlare con Lotti?
Non lo so. So solo che non faccio quello che facevano i miei predecessori. Si deve essere abituato male.

Infine, Di Vico ricorda a D’Alema che ora diventerà un «rosicone»:

La avverto che comunque quest’intervista sarà etichettata dai renziani come «rosicona» a seguito della mancata sua nomina in Europa. Le crea problemi?
«Le scelte europee rientravano nelle prerogative di Renzi. Se non ci fosse stata la vicenda dell’articolo 18 non sarei intervenuto. L’argomento della vendetta postuma è privo di riscontro. E penso che sia arrivata l’ora dismettere di avallare la tecnica dell’insulto come metodo permanente di lotta politica, anziché discutere del merito dei problemi».

Mentre Renzi parla della massoneria:
matteo renzi massoneria
 

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