Opinioni

Dai Maneskin alla staffetta 4x100: la meglio estate italiana

@Fabrizio Delprete|

vox jacobs razza

Ci sono dei momenti, nell’immensità dell’Universo, in cui le stelle sembra ci guardino.
Sono momenti di allineamento astrale, comete di Halley del caso fortuito che capitano una volta – una volta sola – nel corso di decenni, secoli e generazioni.

A volte sono momenti nefasti, in cui il firmamento si ferma e ci fulmina con astio per farci pagare colpe ancestrali. Carestie, guerre mondiali, pandemie.

A volte sono momenti di gaudio, in cui la benevolenza della volta celeste ci ammanta di gaudio e brividi di invincibilità.

Staffetta
Eurosport

E poi ci sono quei momenti unici, in cui l’Universo è Giano Bifronte che guarda contemporaneamente un passato prossimo fatto di devastazione e un futuro fatto di allori. Ciclope strabico mandato dagli Dei per guardarci prima di sbieco e poi con infinto, trascendente, indescrivibile e inarrivabile amore.

Ecco, noi stiamo vivendo esattamente uno di quei momenti. Una fortuna che a nessuno di noi – cantori o lettori – capiterà mai più nella vita. Né a noi, né forse ai nostri pronipoti.

Usciamo da un periodo di sofferenza tremenda, come se Caronte fosse all’improvviso apparso dal nulla per traghettarci verso l’ignoto.

Maneskinfoto IPP/picture alliance

Ci siamo ridotti ai minimi termini, in 16 mesi di Covid. Abbiamo perso le nostre abitudini, le nostre vite, le nostre certezze, le nostre speranze. Ci siamo congelati in attesa di tempi migliori.

Però adesso quei tempi migliori sembrano proprio essere arrivati, per tramite della più grande religione atea del Paese: lo sport.

Lo so, qualcuno dirà che quello che è capitato è “soltanto” sport.
Come se lo sport, praticato o no, non intercettasse e non disegnasse – anche solo in parte – le nostre vite.
Gli eventi sportivi, vittorie come sconfitte, ci segnano. Succede da sempre. E succederà per sempre.
Perché dietro l’essere spettatori o tifosi c’è il rito, la passione, il coinvolgimento, la speranza di riscatto che si riflette sul quotidiano.
C’è il patriottismo nel suo unico senso più alto, quello dell’essere uniti da un destino comune.
C’è amicizia, c’è – banalmente – l’essere insieme.

Quello sport, insomma, inteso non come mero tifo ma come passione, sangue e vita. Lo sport non come élite, ma come popolo.
Lo sport, metafora stessa della nostra esistenza.

E quello che sta succedendo in queste Olimpiadi (anzi, in questa estate pazzesca) ci regala speranza.

record medaglie italia

La speranza di rinascita. Come se Tamberi fosse araba fenice che ci fa risorgere dai nostri dolori e dalle nostre sofferenze. Come se Jacobs fosse Prometeo che strappa il fuoco agli Dei, per regalarcelo. Come se Tortu fosse Achille, che del suo tallone – invece che debolezza – fa forza.
Come se Stano e la Palmisano avessero intercettato l’anima di Filippide per portare – con determinazione, forza e costanza – la vittoria fino a Roma, nuova capitale dell’Empireo.

Come se tutte e tutti i nostri atleti – non vorrei far torto a nessuno – si fossero scoperti esploratori che spostano i nostri confini oltre quelle colonne d’ercole cui ci eravamo destinati.

C’è qualcosa di sublime, nelle medaglie d’oro che stanno inebriando questi giorni di calura e devozione. Come c’era qualcosa di eccezionale nell’europeo vinto dai ragazzi di Mancini, nella finale di Wimbledon raggiunta da Berrettini (dopo aver vinto il Queen’s!) e nella vittoria dei Maneskin. Eventi a prima vista scollegati, certo, ma tenuti insieme dal filo del destino che si compone nel mosaico dell’infinto, della Leggenda.

E l’essere sublimi è proprio spostare il confine, proprio lì dove pensavamo non potessimo arrivare mai.

Guardatele e riguardatele, le immagini di questi giorni. Guardate quei secondi, quei minuti, quelle attese, quei sorrisi.

Perché quei momenti, quei fotogrammi, siamo noi. L’Italia che rialza la testa. L’Italia che accoglie, che integra, che si abbraccia.
L’Italia delle periferie e delle piste nascoste, tenute in piedi nel silenzio generale da eroi quotidiani pronti a splendere nel momento giusto.
L’Italia che non parla, ma che fa.
L’Italia che vince.