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Da dove arrivano le orche di Genova

Vengono dall’Islanda e hanno percorso 5.200 chilometri. È un record: mai in Atlantico era stata registrata una migrazione così lunga

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Dal primo dicembre quattro orche “assassine” vivono dalle parti del porto di Genova e non sembrano avere intenzione di andarsene. Tutto è iniziato il 1 dicembre: un pescatore, incredulo, le ha avvistate e filmate. La Capitaneria di Porto è uscita a vedere, poi la conferma: un “pod”, un gruppo di orche, predatori che in Liguria non si vedevano dal 1985. Un maschio adulto, successivamente identificato come “Riptide”, una femmina madre chiamata SN114 con il suo cucciolo e altri due esemplari più giovani, “Acquamarin” e “Dropi”. Il «pod», come gli etologi marini chiamano i gruppi famigliari di orche, era composto da cinque esemplari: quattro adulti e un cucciolo. Il giovane di circa un anno di età è apparso subito molto debilitato ed è morto il 3 dicembre. La madre non lo ha abbandonato per quattro giorni, sospingendo il cadavere in acqua quasi non volesse arrendersi di fronte alla realtà. Finché lo ha lasciato andare deponendolo nelle braccia delle correnti.

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Da dove arrivano le orche di Genova (La Repubblica, 18 dicembre 2019)

Ma da dove arrivano le orche di Genova? Il Corriere della Sera scrive che vengono dall’Islanda e hanno percorso 5.200 chilometri. È un record: mai in Atlantico era stata registrata una migrazione così lunga.

Come si è arrivati ad assegnare con sicurezza l’origine islandese del pod di Orcinus orca?«Avevamo pensato che provenissero da Gibilterra, dove c’è una piccola comunità atlantica di orche che ogni tanto attraversa lo stretto», spiega la ricercatrice di Tethys. «Le orche si riconoscono una a una dalla forma della chiazza bianca che hanno dietro l’occhio e dalle caratteristiche della pinna. Abbiamo messo sul web le loro foto, ma da Gibilterra ci hanno fatto sapere che non corrispondevano con gli esemplari del loro gruppo. Due giorni fa i colleghi che studiano questi cetacei in Islanda occidentale le hanno riconosciute.

Le avevano catalogate e avevano dato loro anche un nome: Riptide, Aquamarin e Dropi, più un’altra femmina, probabilmente la madre del cucciolo, siglata SN114. Non solo: le registrazioni che abbiamo fatto a Genova dei loro vocalizzi — ogni gruppo di orche ne ha uno proprio —erano identiche a quelle fatte in Islanda». Si èpotuto così ricostruire tutto il loro percorso. Una volta entrate nel Mediterraneo, prima di arrivare a Genova erano state avvistate al largo di Cartagena e di Formentera in Spagna, poi nelle acque di Carloforte in Sardegna.

Registrato il decesso del cucciolo e ascoltati gli straordinari vocalizzi delle orche grazie alla collaborazione di varie università che hanno calato gli idrofoni in mare, ora a preoccupare i biologi sono le condizioni di uno dei giovani esemplari, apparso dalle fotografie particolarmente magro, forse malato. Spiega Repubblica:

Le stesse foto, scattate da Menkab, sono state fondamentali per identificare gli animali. Dopo averle viste un gruppo di ricercatori islandesi ha contattato gli italiani confermando che il pod di orche è lo stesso osservato nell’isola per l’ultima volta nel 2017. «Fra tante incertezze, una notizia straordinaria, perché mai era stata registrata una migrazione così lunga e incredibile – spiega Airoldi – . Ora però abbiamo un’altra sfida davanti; capire perché sono arrivate fin qui». Potrebbero essere state attratte da banchi di pesci, oppure un’altra ipotesi è che passato lo stretto di Gibilterra abbiano perso l’orientamento dirigendosi verso nord finendo a Voltri. Impossibile sapere se e quando le “girovaghe” riusciranno a ritrovare la via di casa. Per ora, regna solo la speranza: «Che all’improvviso, magari come regalo di Natale, lascino il porto per sempre. Forse così si salverebbero. A breve è previsto scirocco, forse gli serve solo una spinta…» dice sorridendo Calogero.

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