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Cristina Grancio: la consigliera M5S è la prima vittima dello Stadio della Roma

cristina grancio

Ieri Cristina Grancio, consigliera del MoVimento 5 Stelle in Assemblea Capitolina, è stata sospesa dai grillini con l’accusa di dissenso sullo Stadio della Roma. Ieri la Grancio è uscita prima del voto in commissione Urbanistica e Mobilità sul progetto e parlando con i giornalisti ha spiegato: «Il mio non voto non è contro lo stadio, e neppure dissenso politico. Il mio non voto è la difesa degli interessi dei cittadini. Ho chiesto in commissione e continuerò a chiedere che si faccia subito chiarezza su alcune questioni. Fin qui è quanto debbo agli elettori nel rispetto del mandato». Subito dopo Paolo Ferrara, capogruppo M5S in Campidoglio, ha detto che la Grancio non aveva capito il progetto e pronosticato che il suo dissenso sarebbe rientrato. Evidentemente qualcosa deve essere cambiato nelle ore successive visto che lei ha in seguito ricevuto la classica mail dello staff in cui le annunciavano la sua sospensione.
cristina grancio movimento 5 stelle stadio della roma 1
Purtroppo la Grancio non ha voluto pubblicare la mail ricevuta dalla Casaleggio. In un’intervista al Messaggero però ha detto che nella missiva le hanno ricordato della penale da 150mila euro che i consiglieri si sono impegnati a pagare in situazioni del genere. E ha fatto sapere che il provvedimento è arrivato dai probiviri:

«Mi hanno sospesa con una mail. E sì, nella lettera era menzionato anche il famoso contratto…».
Quello con la penale da 150mila euro per «danni d’immagine» al Movimento.
«Ma posso dirle una cosa?»
Prego consigliera Grancio…
«Lapenale non mi spaventa. Perché io non ho danneggiato nessuno col mio comportamento».
[…]Perché il gruppo l’ha sospesa allora?
«Il gruppo neanche si è riunito. Hanno deciso i probiviri, o come si chiamano. Tre persone. Poche ore dopo la fine della Commissione. Avevo solo espresso perplessità finanziario-giuridiche e sollecitato chiarimenti. Non sono contro lo stadio, ma voglio difendere gli interessi dei cittadini».

La Grancio ha quindi scoperto sulla sua pelle come funziona il M5S. Non è escluso che il provvedimento nei suoi provvedimenti sia servito anche da esempio per altri tipi di dissenso che nei municipi si stavano formando nei confronti del progetto mentre la velocità di esecuzione dipende da dettagli “tecnici” che la consigliera non sembra aver compreso nonostante si trovi in Campidoglio: il M5S ha l’obbligo di licenziare il progetto riveduto e corretto entro il 15 giugno per avere una chance (minima) di tenere in vita la Conferenza dei Servizi aperta dalla Regione all’epoca della prima trattativa e non farne aprire un’altra. D’altro canto sono ormai tre anni che si discute sui dettagli tecnici di un progetto che ormai gli uffici capitolini dovrebbero conoscere a memoria. Il dissenso politico a volte si maschera da dissenso tecnico. Ma il brutto è che qualcuno potrebbe anche accorgersene. E questo vale per il M5S come per il PD.

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