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Così il governo frega le regioni «leghiste» sui profughi

Alla fine il governo decide di tirare dritto e invia profughi e richiedenti asilo anche nelle regioni che si sono messe di traverso. Lombardia, Veneto, Liguria e Val d’Aosta, che avevano furbescamente provato a sfruttare per fini politici l’emergenza si ritroveranno così un numero congruo di profughi e richiedenti asilo da ospitare, secondo un piano messo in piedi nelle settimane precedenti e rinviato fino a dopo le elezioni regionali. E così da ieri notte sono partiti i primi pullman che hanno trasportato nelle regioni del nord i profughi, a dispetto degli annunci leghisti sulle prefetture da occupare e altre amenità. Il piano di accoglienza del Viminale è spiegato numericamente in questa infografica del Corriere della Sera:

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Il piano d’emergenza per i profughi nelle regioni (Corriere della Sera, 9 giugno 2015)

COSÌ IL GOVERNO FREGA LE REGIONI «LEGHISTE» SUI PROFUGHI
La scelta del Viminale era di non interferire in alcun modo nella campagna elettorale perle Amministrative, tanto meno di alimentare lo scontro in quelle aree dove si votava per il rinnovo dei governatori. Per questo si è stabilito di inviare la direttiva per la sistemazione di 8.406 profughi giunti sullec oste italiane nell’ultima settimana a urne chiuse e spoglio terminato. Spiega Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera:

In base a quelle disposizioni la quota per la Lombardia era fissata a 2.116 persone e quella per il Veneto a 1.926. Rispettivamente ieri si è deciso di mandare nella prima 450 migranti e 630 nella seconda. I pullman sono partiti ieri sera da Reggio Calabria e Vibo Valentia alla volta di Milano. «I centri di accoglienza sono abbastanza pieni, ma siamo sempre pronti a fare la nostra parte in termini di solidarietà», ha chiarito il prefetto Francesco Paolo Tronca. Un segnale inviato al direttore del Dipartimento Immigrazione Mario Morcone e a tutto lo staff che ormai da mesi sta cercando di far quadrare i conti proprio per evitare di gravare troppo su alcune aree e per nulla su altre.
Regioni «ribelli» sono certamente la Liguria che dovrebbe accogliere 599 persone e ne ospiterà 350, e la Valle D’Aosta che a fronte di una quota pari a 141 ne prenderà 100. Questa almeno è la disposizione del Viminale, ma non è affatto scontato che sarà rispettata perché lo statuto speciale prevede che sia il governatore a fare le funzioni del prefetto e finora il muro eretto è apparso invalicabile. Nell’aprile scorso, di fronte a una massa di arrivi che aveva congestionato i centri di accoglienza, la richiesta del ministero prevedeva l’invio di 50 stranieri. La risposta fu lapidaria: «Al massimo prendiamo una persona».

E in effetti non è un caso che ai primi posti nelle quote previste dal ministero dell’Interno ci siano Lombardia e Veneto. Ieri infatti abbiamo spiegato perché la Lega e i governatori leghisti stavano bellamente mentendo sui profughi.
 
PERCHÉ MARONI E LA LEGA MENTONO SUI PROFUGHI
La tesi della Lega per la Lombardia è che la regione sia oggi ai primi posti nell’accoglienza ai profughi secondo gli stessi numeri del Viminale. Il che in un certo senso è vero, in un altro no. In questa infografica possiamo vedere i numeri percentuali ed assoluti dell’accoglienza.

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I numeri dell’accoglienza ai profughi nelle regioni italiane (Viminale)

Come potete vedere, i numeri percentuali dicono che la Sicilia porta il 22% del peso totale, il Lazio il 12% e la Lombardia il 9%. Ecco quindi che la regione governata da Maroni è soltanto terza rispetto alle altre due. Ma c’è un problema: la quota di ripartizione dei migranti non dovrebbe essere soppesata soltanto rispetto alle regioni, ma anche rispetto al numero di abitanti di ciascuna regione. Il principio venne enunciato dallo stesso Maroni quando era ministro dell’Interno nel 2011: «Ho proposto (alle regioni) un piano per la distribuzione equa e con la sola esclusione dell’Abruzzo, dei rifugiati, con un criterio molto semplice ovvero in base al numero degli abitanti». A questo punto basta fare due calcoli: la Lombardia ha 10 milioni di abitanti, la Sicilia 5 milioni, il Lazio quasi sei milioni. Il calcolo delle percentuali ci dice che in Lombardia i profughi sono lo 0,066% in rapporto alla popolazione, nel Lazio sono lo 0,14% e in Sicilia sono lo 0,32%. O, se preferite, in Lombardia sono lo 0,6 per mille, nel Lazio l’1,4 per mille e in Sicilia il 3,2 per mille. È piuttosto evidente che le bugie di Maroni hanno le gambe corte, anche se gli porteranno un sacco di voti.
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I NUMERI ALLEGRI DI LUCA ZAIA
Luca Zaia invece viene spesso ripreso in favore di telecamera e senza nessuno che lo contraddica mentre continua a dire che nella sua regione ce ne sono già “mezzo milione” e quindi di accoglierne altri non se ne parla. Zaia sta giocando con le parole. Infatti confronta il numero di immigrati regolari che il Veneto accoglie 514mila con quello dei profughi e dei richiedenti asilo di cui stiamo parlando. Quei 514mila non sono “accolti” dalla regione: sono gente che lavora ed evidentemente paga le tasse anche per non permettersi politici bugiardi. Il Veneto in realtà ha all’incirca gli stessi abitanti della Sicilia e accoglie 2977 migranti invece dei 16mila dell’isola. Anche qui, il rapporto percentuale con la popolazione non mente: è inferiore addirittura a quello della Lombardia. Zaia in televisione sta sommando pere (immigrati regolari) e pere (profughi), anche se nelle dichiarazioni pubbliche poi di solito precisa che parla degli immigrati regolari.
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L’ultima evidenza: cosa succede se rapportiamo a tutte le regioni la popolazione al numero di profughi ospitati, e poi le mettiamo in fila per il minor numero percentuale? Succede che dopo la Val d’Aosta, Veneto e Lombardia sono le regioni in cui ce ne sono di meno in rapporto alla popolazione.
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Il cumulo di fregnacce politiche è servito.