Economia

Cos'è e come funziona il Quantitative Easing

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La Banca Centrale Europea ha dato il via oggi al Quantitative Easing (QE), ovvero il maxipiano di acquisti di titoli di Stato in coordinamento con le banche centrali nazionali dell’unione monetaria. La data di avvio degli acquisti era stata preannunciata dal presidente Mario Draghi nella conferenza stampa a seguito dell’ultimo Consiglio direttivo, giovedì 12 marzo. L’ammontare totale degli acquisti, inclusi quelli più marginali di alcuni tipi di titoli bancari già in corso da mesi (Abs e covered bond) è stato prefissato a 60 miliardi di euro al mese. Dato che la manovra dovrebbe proseguire almeno fino al settembre 2016 il totale dovrebbe superare la soglia fatidica di 1.000 miliardi di euro. In base ad un documento firmato da Draghi, la Bce pubblicherà su base settimanale un resoconto degli acquisti di titoli di stato. Verrà inserito nel rapporto sul bilancio che viene diramato ogni martedì. Inoltre con cadenza mensile fornirà anche dati disaggregati sui titoli in portafoglio paese per paese. Queste linee guida siglate da Draghi, pubblicate sempre la scorsa settimana, mostrano che l’istituzione dispone di una creta flessibilità nelle possibilità operative per effettuare gli acquisti.

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L’annuncio del Quantitative Easing della BCE su Twitter

QUANTITATIVE EASING: COS’È E COME FUNZIONA
Il quantitative easing di Mario Draghi quindi supererà di gran lunga i 700 miliardi di euro nel primo anno di azione, ben più delle previsioni più allegre che arrivavano a seicento. L’acquisto di titoli sarà soggetto alla condivisione delle perdite per un totale del 20% dell’ammontare degli acquisti. L’acquisto sarà sulla base della quota di capitale di ciascun paese, aggiunge il governatore spiegando quale opzione sia stata scelta rispetto alle possibilità ancora aperte fino a ieri notte. Intanto, euro in rapida discesa dopo l’inizio del discorso del presidente della Bce, Mario DraghiIl piano a prima vista è quindi più grande delle attese, ma la clausola del 20% ci fa capire che la quota di rischio in carico alla BCE è più bassa. Trader interpellati dall’agenzia Reuters hanno riferito di aver ricevuto ordini di acquisto dalle banche centrali nazionali di Germania, Italia, Francia e Belgio. Le prime operazioni di acquisto di stamane, ha fatto sapere un’altra fonte, hanno riguardato proprio Bund tedeschi, con la Bundesbank che si sarebbe concentrata sulle scadenze quinquennali.  L’operazione di quantitative easing varata dalla Bce, prevede che siano le banche centrali nazionali ad effettuare gli acquisti di obbligazioni sovrane nazionali. C’è quindi la Banca d’Italia operativa da questa mattina sui titoli della curva italiana. Secondo fonti di mercato, gli acquisti saranno equilibrati lungo tutta la curva, secondo le caratteristiche del piano formulate a Francoforte. I banchieri della Bce hanno stabilito che gli acquisti non supereranno il 25% di ciascuna emissione.  I titoli di Stato idonei, oltre una data soglia di rating, sono quelli scadenze tra 2 e 30 anni, una forchetta molto ampia. Ma se non risultasse impossibile reperirne a sufficienza, le banche centrali nazionali potranno proporre di acquistare titoli emessi da enti pubblici non finanziari. L’obiettivo è di rafforzare gli aggregati di domanda, indirettamente facendo aumentare l’afflusso di liquidità nell’economia reale, a beneficio di imprese e famiglie. Questo, negli intenti della Bce, dovrebbe consentire di risollevare l’inflazione dall’insidiosa debolezza a cui è caduta da mesi. L’obiettivo ufficiale della Bce è avere un caro vita inferiore ma vicino al 2 per cento su base annua, il livello in cui viene inquadrata la “stabilità dei prezzi”. Invece nell’area euro l’inflazione è a valori negativi da tre mesi.
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Gli effetti del piano Draghi (La Stampa, 9 marzo 2015)

E il Belpaese? Con il Quantitative easing l’Italia dovrebbe ricevere dalla Bce fino a 150 miliardi di euro. Il dato lo ha stimato la Cgia di Mestre che rileva come questa operazione dovrà contrastare il credit crunch. Secondo la Cgia negli ultimi tre anni le famiglie e le imprese italiane hanno subito una contrazione nell’erogazione degli impieghi pari a 110 miliardi di euro. In attesa che da domani scatti la nuova operazione sul Quantitative easing la Cgia rileva che tra il 2011 e la fine del 2014 le operazioni di rifinanziamento a lungo termine lanciate da Francoforte hanno consentito all’Italia di ricevere 305 miliardi di prestiti (pari al 25% del totale erogato nell’area dell’euro). Se nel dicembre del 2011 la Bce ha erogato al nostro sistema creditizio 116 miliardi con il Ltro 1, qualche mese dopo (febbraio 2012) se ne sono aggiunti altri 139 miliardi, grazie all’operazione Ltro 2. In tempi più recenti, infine, con il Tltro 1 (del settembre 2014) e con Tltro 2 (del dicembre 2014) l’Italia ha percepito rispettivamente 23 e 27 miliardi di euro. Misure, queste ultime – ricorda la Cgia – che a differenza delle prime due avevano un vincolo ovvero i fondi dovevano finanziare esclusivamente l’economia reale (famiglie e imprese). Nonostante ciò, segnala la Cgia, le operazioni Ltro e Tltro non hanno ancora consentito una ripresa degli impieghi al nostro sistema economico, anche se nell’ultimo anno si è registrato un rallentamento della stretta creditizia; tra la fine del 2013 e lo stesso periodo del 2014 gli impieghi in Italia sono diminuiti dello 0,9%, passando da 1.401,7 a 1.388,8 miliardi di euro. «Con il Quantitative easing – rileva il segretario della Cgia Giuseppe Bortolussi – la Bce si impegna ad acquistare titoli dei settori pubblici e privati per un ammontare di 60 miliardi di euro al mese. Complessivamente la Banca centrale dovrebbe erogare fino al prossimo mese di settembre del 2016 più di 1.000 miliardi di euro. Di questi 1.000 miliardi, sostengono alcune importanti società finanziare europee, tra i 130 e i 150 miliardi di euro dovrebbero interessare l’Italia, con l’obbiettivo di ridare liquidità al nostro sistema economico che negli ultimi tre anni ha subito una contrazione nell’erogazione del credito del 7,4% che, in valore assoluto, corrisponde a una riduzione dei prestiti pari a 110 miliardi di euro».
 
GLI EFFETTI DEL QUANTITATIVE EASING SULL’ECONOMIA REALE
Una parte degli effetti della mossa della BCE abbiamo cominciato ad ammirarla nei minuti stessi in cui Draghi parlava a Francoforte all’epoca dell’annuncio: il calo dello spread e quello dell’euro in tempo reale testimoniano che il mercato è pronto e reattivo alle mosse di politica economica. Un altro effetto previsto è che l’acquisto di titoli sovrani con durata da 2 a 30 anni (Btp eCtz in Italia) sul mercato secondario(in particolare dalle banche) produrrà un calo dei rendimenti e un aumento dei prezzi, con minore spesa degli Stati per interessi nelle future aste. La discesa dei tassi ha quale altro risultato il deprezzamento della moneta dell’Eurozona, con un cambio verso il dollaro e le altre valute più favorevole per la bilancia dei pagamenti e per l’export italiano. Le banche, con i bilanci alleggeriti dal Qe e più liquidità, potranno riprendere a fare prestiti alle famiglie: più risorse per erogare prestiti ipotecari per l’acquisto della casa e a rate più convenienti per chi si indebita. Un beneficio è atteso per le imprese esportatrici, sia a causa del calo dell’euro sulle altre valute di pagamento sia perché ci sarà più disponibilit àdi credito bancario per finanziare la produzione e garantire l’export. Infine, il valore dei titoli coinvolti nel programma d’acquisto della BCE aumenta, mentre ci si dovrà accontentare di rendimenti più bassi nelle future emissioni pubbliche. Il Corriere della Sera riepilogava qualche tempo fa in questa infografica gli effetti del Quantitative Easing sul portafogli degli italiani:
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Quantitative Easing: cosa succede al portafogli degli italiani (Corriere della Sera, 23 gennaio 2015)

«Le famiglie possono iniziare a spendere di più, le imprese che hanno iniziato a mettere a posto i propri bilanci, possono ora investire tenendo conto del taglio delle tasse e degli incentivi per l’occupazione introdotti»: questi gli effetti disegnati dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan per la mossa della BCE. I lavoratori in prospettiva avranno salari più alti (e prospettive occupazionali più stabili) mentre le famiglie italiane saranno indotte a spendere e consumar edi più beneficiando tra l’altro del miglioramento delle condizioni del credito, pagando di meno mutui e prestiti. I valori delle abitazioni dovrebbero tornare a crescere per effetto dei maggiori investimenti dirottati su questo settore. Di contro, però, l’inflazione che riprende quota impatterà sulla spesa quotidiana, le tariffe regolate (come quelle delle autostrade) ed i canoni di affitto delle abitazioni e finirà per penalizzare i redditi più bassi.

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