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Cosa succede sulla legge elettorale

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Due sistemi in campo. Sulla legge elettorale si è consumata ieri la divisione definitiva tra le forze rappresentate in parlamento. E il voto in commissione ha certificato che ci sono due schieramenti contrapposti: da una parte il Partito Democratico, che ha proposto un curioso sistema basato per il 50% sul proporzionale e per il 50% sul maggioritario che ha riscosso l’apprezzamento della Lega e di ALA. Dall’altra c’è l’Italicum bis che ripropone, anche al Senato, l’Italicum così com’è uscito dalla correzione della sentenza della Consulta emessa lo scorso 25 gennaio.

Cosa succede sulla legge elettorale

Vediamo il dettaglio delle due proposte. Quella del Partito Democratico si rifà al modello tedesco ma ne è in qualche modo lontano: prevede un sistema misto con cui assegnare 309 seggi con il sistema proporzionale e 309 con quello maggioritario. Dino Martirano ne spiega oggi i dettagli sul Corriere della Sera:

L’elezione della metà dei componenti di Camera dei deputati e Senato della Repubblica avviene tramite collegi uninominali a turno unico, l’altra metà con ripartizione proporzionale dei voti. La selezione degli eletti della quota proporzionale avviene tramite lista bloccata che può comprendere dai 3 ai 6 candidati da presentare in collegi plurinominali. Previste alleanze preelettorali tra i partiti.
La soglia di sbarramento per la quota proporzionale sarebbe fissata tra il 3% e il 5% sia per le liste coalizzate sia per quelle che corrono da sole. Chi guadagna e chi no La proposta del Pd prevede che all’elettore verrà consegnata un’unica scheda sul modello di quella in uso per l’elezione dei sindaci delle città con oltre 15 mila abitanti. Accanto al nome del candidato del collegio uninominale, dunque, compariranno i simboli delle liste alleate che lo sostengono: se si barra con una «x» anche il partito il voto si trasferisce automaticamente sulla lista proporzionale indicata.

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Come si vota per il Bundestag (da ANSA-Centimetri)

I 309 seggi uninominali assicurano un vantaggio quasi certo per la governabilità premiando partiti strutturati sul territorio e penalizzando i piccoli (non c’è lo scorporo come nel Mattarellum che faceva pagare un prezzo ai grandi partiti, a vantaggio di quelli piccoli, per ogni seggio uninominale conquistato): la Lega al Nord, il Pd al Centro, il M5S al Sud. Per questo non piace a Forza Italia.

Il sistema tedesco o l’Italicum corretto

L’Italicum corretto invece estende al Senato le regole lasciate sul campo dalla Consulta per l’elezione dei deputati. Se nessun partito raggiunge il 40%, il sistema è proporzionale: per esempio, il 20% dei voti validi si tradurrebbe nel 20% dei seggi e questo aspetto piace anche a partiti più piccoli, da Alleanza popolare fino a Sinistra italiana e Articolo 1 -Mdp.

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Demopolis: La Camera dei deputati se si votasse con il nuovo Italicum (La Repubblica, 27 gennaio 2017)

Sono 100, alla Camera, i collegi con i capilista bloccati (ogni segretario di partito sceglie i suoi) mentre gli altri candidati se la dovranno vedere con la doppia preferenza di genere. Al Senato i collegi bloccati sono 50 ma il meccanismo dei parlamentari prescelti dai segretari viene contestato da Mdp e da Stefano Parisi di Energie per l’Italia.
Ci saranno anche le pluricandidature care ai centristi di Ap (la possibilità per lo stesso candidato di schierarsi anche in 10 collegi diversi) ma, come ha stabilito la Corte, l’opzione alla fine dovrà esser fatta su criteri oggettivi.

Le soglie di sbarramento (3% nazionale alla Camera e 8% al Senato) devono essere armonizzate. Con lo sbarramento all’ 8% solo quattro partiti sono sicuri di arrivare a Palazzo Madama: Pd, M5S, FI e Lega.