Cultura e scienze

Cosa hanno a che fare tra loro i terremoti di ieri? "Niente": lo spiega l'esperto

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4 terremoti

Nella giornata di ieri, giovedì 22 settembre, l’Italia è stata scossa da diversi eventi sismici. In particolare, i 4 terremoti (e i relativi sciami sismici) sono stati segnalati in altrettante zone del Paese: dalla Sicilia alle Marche, passando per la Liguria e l’Emilia Romagna. Il tutto si è consumato nel giro di poche ore, nel pomeriggio. In molti hanno pensato ci fosse una correlazione tra queste scosse, magari collegate da un’unica faglia che attraversa l’intero Paese. Ma l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologica ha spiegato che ogni sisma è stato differente dall’altro, senza alcun legame.

I 4 terremoti di ieri non sono collegati tra loro, dice l’esperto

Il primo dei 4 terremoti era stato rilevato in Sicilia, a Paternò (in provincia di Palermo), nella notte tra mercoledì e giovedì con una magnitudo di 3.6. Poi, poco dopo mezzogiorno, la terra ha tremato nelle Marche (magnitudo 3.9) con epicentro a Folignano (Ascoli Piceno). Nel pomeriggio, una forte scossa è stata avvertita in tutta la Liguria, con epicentro nei pressi di Genova (e con magnitudo 4). Infine, nel tardo pomeriggio, un altro evento sismico (magnitudo 3.7) nel modenese. Da Est a Ovest, da Nord a Sud. Ma c’era una correlazione tra tutti questi sismi?

Il sismologo Carlo Meletti (Ingv di Pisa) ha spiegato a “Il Fatto Quotidiano” come i 4 eventi sismici (prendendo come riferimento quelli con magnitudo maggiore) non possono essere collegati tra loro. Per questioni geofisiche e per differenze sostanziali:

“Non c’è alcuna relazione: le distanze fra i luoghi in cui sono avvenuti i terremoti sono di centinaia di chilometri perché possa esserci un nesso. Avere più terremoti importanti nello stesso giorno è solo una variazione statistica”.

Distanza e dettagli. Perché quello nella Marche è avvenuto in una zona “esterna che ha una sua sismicità” e il sisma è “stato generato da un meccanismo trascorrente, ossia dallo scorrimento laterale di strutture profonde”. Quello in Liguria, invece, è avvenuto in una zona considerata “non molto sismica” e la dinamica della scossa è stata di tipo “compressivo”. Quello in Sicilia, nonostante la vicinanza con l’Etna, potrebbe dipendere dalle attività del vulcano e dalla faglia sottostante (non collegata alle altre zone del Paese). Infine, quello in provincia di Modena, sembra essere – spiega Carlo Meletti – un terremoto “tradizionale”, tipico della zona (come già la storia sismica dell’Italia ha insegnato).