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Coronavirus: le cure a casa con la clorochina

Pierluigi Bartoletti, vicepresidente dell’Ordine dei medici di Roma e leader della Federazione dei medici di medicina generale, segue da vicino un gruppo, con circa 300 professionisti, che utilizza con risultati incoraggianti la clorochina, il farmaco di cui si parla molto, sia in Francia, sia in Usa

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Il Messaggero oggi ospita un’intervista a Pierluigi Bartoletti, vicepresidente dell’Ordine dei medici di Roma e leader della Federazione dei medici di medicina generale. Bartoletti segue da vicino un gruppo, con circa 300 professionisti, che utilizza con risultati incoraggianti la clorochina, il farmaco di cui si parla molto, sia in Francia, sia in Usa, a partire da Trump.

Cosa sta emergendo a Roma?
«Partiamo da un dato: finalmente abbiamo cominciato a curare più persone a casa. Due-tre settimane fa avevamo meno informazioni, eravamo travolti, si diceva al paziente con la febbre che non sentiva gli odori di andare in ospedale solo quando si aggiungevano difficoltà respiratorie. Ora che abbiamo capito più cose di una malattia nuova, interveniamo prima. I dati dicono: più malati, più guariti, meno ospedalizzati in terapia intensiva, più isolamenti domiciliari».

Che terapia prescrivete?
«Non ci sono ricette miracolistiche, bisogna sempre valutare caso per caso la situazione. Molte volte la idrossiclorochina è il farmaco che può essere indicato (escluso chi soffre di favismo o chi ha problemi di ritmo cardiaco). Abbiamo cominciato a usarlo quando abbiamo visto che c’erano lavori internazionali promettenti e quando ci sono state aperture sulla prescrizione in terapia domiciliare, sia pure fuori indicazione. Chiediamo un consenso ed informiamo i nostri assistiti che ad oggi non ci sono evidenze validate. Questo vale per molti dei farmaci usati, come gli antivirali. I pazienti che stiamo seguendo a casa ad oggi stanno tutti meglio».

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Come funziona l’idrossiclorochina?
«Sono compresse, un antimalarico. Ci sono i protocolli per usarlo, possiamo prescriverlo non a tutti, ma a chi può assumerlo in relazione al rapporto tra rischio nel prescriverlo e il beneficio. Non è un farmaco banale, non è la vitamina C. Può essere utilizzato solo sotto stretto controllo medico e da chi ha a disposizione un pulsossimetro con cui può controllare il livello di ossigeno. Si usa per chi è a rischio complicanze, non certo per un giovane paucisintomatico. Ma se è un cinquantenne, magari sovrappeso, allora ci si può pensare. Tenga conto che chi è sovrappeso, anche se non è un grande obeso, è molto più a rischio. Se è uomo e diabetico, ci sono ancora più elementi di preoccupazione.

Se l’ossigeno è a 95-96, si misura la frequenza respiratoria. Abbiamo una serie di valori, decisi con la Regione, con cui capiamo se pazienti sono gestibili a domicilio.L’automedicazione è da proibire, sia chiaro. Stiamo ottenendo clinicamente buoni risultati con l’idrossiclorochina, molti ci riferiscono un miglioramento dei sintomi dopo poco tempo. Ma si tratta solo di un pezzo della terapia».

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