Tecnologia

Coronavirus e Modello Corea: il tracciamento digitale dei contagiati asintomatici

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La Stampa racconta oggi che questa mattina il governo italiano avvierà ufficialmente un progetto che cerca di emulare le migliori pratiche internazionali (soprattutto Corea del Sud, Taiwan, Singapore), con l’obiettivo di far partire varie operazioni tecnologiche mirate contro il Coronavirus SARS-COV-2 e COVID-19.

Tra queste, spicca una: il tracciamento digitale dei contagiati asintomatici (il gruppo sociale più pericoloso nella trasmissione del coronavirus) e degli anziani, il gruppo esposto alle conseguenze sanitarie più gravi. Tracciamento al quale si potrebbe arrivare con una specie di “passaporto digitale”, che potrebbe anche essere una app dedicata, e ovviamente consensuale.  Il progetto si articola in tre punti. Il primo è mettere a sistema i dati, di cui l’Italia già dispone.

Moltissimi dati ci sono, ma sono aggregati tra regioni e stato centrale. Bisogna disaggregarli, in sostanza renderli fruibili e usabili. Già solo ricostruire la mappa dei contatti dei contagiati asintomatici finora reperiti aiuterebbe tantissimo a mappare le catene trasmissive del virus. Il secondo punto riguarda un potenziamento della teleassistenza a casa, di quelli che sono chiusi in casa – lievemente malati, o forse positivi asintomatici.

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Coronavirus: il tracciamento digitale dei contagiati asintomaci (Corriere della Sera, 23 marzo 2020)

Ma è il terzo punto quello cruciale, che più richiama l’esperienza di successo sud coreana: il contact tracing, ossia il tracciamento digitale dei contatti degli asintomatici e degli anziani, e l’attivazione di un “passaporto digitale” (viene chiamato proprio così, nella bozza di lavoro del team, di cui siamo a conoscenza), una specie di patente che ci consenta di sostituire il ridicolo modulo cartaceo di autodichiarazione, per evitare il lockdown. Che forma può prendere questo “passaporto” è da vedere. Potrebbe essere una app, ma non è detto.

Ricciardi anticipa a La Stampa quale sarà il primo passo della parte digitale: «Nessuno deve temere un Grande Fratello, ci potremo avvalere di un mix di tre strumenti che già esistono, nel tracciamento: compagnie telefoniche, carte di credito, telefoni cellulari». Naturalmente tutto sarà gestito seguendo le eventuali osservazioni del garante per la privacy, e tenendo conto delle leggi sulla privacy.

Il Corriere della Sera ricorda oggi che in Corea del Sud alcune di queste applicazioni sono in funzione. I numeri di Seul ci dicono che imponendo una quarantena collettiva sin da subito, e l’utilizzo dei dati degli operatori mobili, le autorità sono riuscite ad arrestare la curva epidemica in poco meno di un mese. L’effetto è studiato dall’Oms come caso-scuola: il 26 febbraio a distanza di due settimane dall’adozione della app «Corona 100m» si è verificato il picco (800 contagi al giorno), esattamente il tempo di incubazione del virus. Per poi declinare fino ai circa 80 diquestigiorni.

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