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Diciotti, perché Conte va giudicato dal tribunale dei ministri anche se non ha l’immunità

giuseppe conte

Giuseppe Conte ha l’immunità come i parlamentari eletti? E se non ce l’ha perché deve essere giudicato dal tribunale dei ministri come Salvini anziché da uno normale? Ora che il presidente del Consiglio è indagato insieme ai ministri Di Maio e Toninelli per il caso Diciotti dopo la richiesta di autorizzazione a procedere per Matteo Salvini qualcuno ha dei dubbi, anche sulla questione dell’immunità del presidente del Consiglio dei ministri e delle sue particolarità, come la sospensione del processo durante l’espletamento della carica, già oggetto di due giudizi della Corte Costituzionale. Qui però il punto è diverso e parte dal fatto che il tribunale dei ministri serve a giudicare i reati commessi dal Presidente del Consiglio dei ministri e dai ministri nell’esercizio delle loro funzioni.

Il Tribunale dei Ministri è legittimato dall’articolo 96 della Costituzione: “Il Presidente del Consiglio dei Ministri ed i Ministri, anche se cessati dalla carica, sono sottoposti, per i reati commessi nell’esercizio delle loro funzioni, alla giurisdizione ordinaria, previa autorizzazione del Senato della Repubblica o della Camera dei deputati, secondo le norme stabilite con legge costituzionale”. Istituito nel 1989, il collegio giudicante è composto da tre membri effettivi e tre supplenti, estratti a sorte tra tutti i magistrati dei tribunali del distretto che abbiano da almeno cinque anni la qualifica. Le denunce per i reati commessi dai ministri sono trasmesse al procuratore della Repubblica presso il tribunale del distretto competente e il tribunale dei ministri, dopo aver ricevuto gli atti, ha 90 giorni di tempo per decidere se archiviare o chiedere l’autorizzazione a procedere nei confronti del ministro sotto indagine.

Facciamo un esempio assurdo: se Giuseppe Conte fosse accusato di aver investito con la propria automobile qualcuno domenica pomeriggio mentre andava allo stadio, non avrebbe commesso un “reato ministeriale”, ovvero non potrebbe essere accusato di aver infranto la legge nell’esercizio delle sue funzioni da presidente del Consiglio ma come semplice cittadino. In quel caso sarebbe giudicato da un tribunale ordinario. Invece con le memorie con cui Conte, Di Maio e Toninelli hanno scritto di aver condiviso le scelte del ministro dell’Interno Matteo Salvini nella gestione del «caso Diciotti» i tre rappresentanti del governo si autoaccusano di aver commesso un reato mentre svolgevano il proprio lavoro come ministri. Per questo, nel caso – remoto – che il tribunale dei ministri decidesse di chiedere il processo anche per i magnifici tre oltre che per Salvini, la decisione su Conte spetterebbe eventualmente al Senato in quanto Camera Alta.

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