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Il complotto di Napolitano sul referendum

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«Corre voce che il 4 ottobre la Corte costituzionale sia pronta a bocciare, in parte o in toto, l’Italicum. Corre voce che ci sia qualcuno che stava al Colle prima di Mattarella che stia brigando per far bocciare solo il secondo turno, depotenziando l’Italicum, il suo combinato disposto con la riforma della Costituzione, e favorendo così il sì. Un disegno preciso e perverso»: parole e musica di Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, durante una conferenza stampa a Perugia per il lancio dei Comitati per il ‘no’ al referendum in Umbria.
Il complotto di Napolitano sul referendum
“Ricordo che Renzi ha messo per tre volte la fiducia sulla legge elettorale. Se l’Italicum viene dichiarato incostituzionale dalla Consulta Renzi dovrebbe andare a casa, Renzi verrebbe bocciato insieme alla sua legge elettorale. Sappiamo già che in ogni caso non lo farà, ed anzi cercherà di sfruttare la situazione per proporre modifiche alla legge elettorale prima del voto referendario. Mai, Forza Italia non accetterebbe mai questo ennesimo imbroglio. Mai”, ha aggiunto. “Prima il voto al referendum, prima la vittoria del ‘no’, e solo dopo una nuova legge elettorale. Renzi si tolga dalla testa l’idea di voler dare le carte nella partita della nuova legge elettorale. Sarà il Parlamento a decidere dopo che Renzi sarà andato via. Senza ulteriori imbrogli, e senza ambiguità. No assolutamente ad un dibattito sulla nuova legge elettorale durante la campagna referendaria. Mai seduti al tavolo con Renzi che dà le carte, mai con uno sfiduciato dalla Consulta, mai con un baro. Prima il referendum e poi saranno le Camere a decidere”, ha concluso. Napolitano ha parlato in un’intervista al Foglio che risale al luglio scorso della sua posizione riguardo Italicum e doppio turno: “Con il tripolarismo una revisione dell’Italicum credo sia da considerare nel senso di non puntare a tutti i costi sul ballottaggio, che rischia, nel contesto attuale, di lasciare la direzione del paese a una forza politica di troppo ristretta legittimazione nel voto del primo turno”.