La macchina del funky

Il complotto per far vincere i 5 Stelle

paola taverna virginia raggi

Venanzio Postiglione oggi sul Corriere della Sera si dedica al MoVimento 5 Stelle e al “complotto per farli vincere” evocato da Paola Taverna durante la campagna elettorale per Roma: un complotto che non fregherà più i grillini, secondo l’autore, viste le decisioni prese nell’ultimo week end e la volontà accordata alla Raggi di correre da sola. L’accusa di Postiglione è che i 5 Stelle si stiano preparando a non governare, suggerendo un sistema proporzionale che non è in grado di farli vincere e tornando al massimo potere del capo politico Beppe Grillo.

Una mozione dei Cinque Stelle sulla legge elettorale chiede la scomparsa dell’Italicum e il ritorno al proporzionale. Per chi sopravvive alla sorpresa ecco la conferma di Andrea Cecconi, il capo del Movimento alla Camera: «Torniamo alla Prima Repubblica? E allora? Io non la rimpiango, ma dopo la guerra il nostro Paese è diventato uno dei più grandi del mondo». Il giro è completo. Dopo che per mesi i maestri dei flussi ci hanno raccontato che l’Italicum, con il ballottaggio e un vincitore netto, avrebbe favorito la corsa di M5S e Di Maio, i Cinque Stelle cancellano l’Italicum e forse anche Di Maio.
L’opportunità di vincere senza l’obbligo di governare. Dalla decrescita felice all’opposizione felice. Se può avere senso per Grillo, ha meno senso per chi vota e per chi viene scelto: un partito che sta decidendo di non giocare, anche se rappresenta un elettore su quattro o di più. La festa di Palermo, poi, l’ha chiarito. Grillo è tornato il capo, il Direttorio si è perso per strada, i nuovi leader non sono né sconfessati né rilanciati. Largo ai «vecchi».

virginia raggi sim city
Si prepara, segnala Postiglione, un movimento di duri e puri che rimanga all’opposizione per sempre, lavorando soltanto sul tornaconto elettorale degli errori altrui:

Roberta Lombardi l’ha pure detto: «Ci sono quelli che sono arrivati prima del 2012, cioè la vittoria di Parma, e quelli arrivati dopo». Eccolo, il mito delle origini. Quando Bossi nel ’96 doveva farsi perdonare la stagione del governo, da Berlusconi a Dini, salì sul Monviso a raccogliere l’acqua del Po: una sorta di rito pagano, ma soprattutto catartico, che rafforzò la scelta di presentarsi da solo, prendere tanti voti e andarsene all’opposizione. L’ampolla di Bossi come, adesso, la piattaforma «Rousseau» che tutto assorbe e ripulisce.
Raggi governerà sempre più come Raggi e sempre meno come Cinque Stelle. Il Movimento potrà dedicarsi alle nuove regole sulle espulsioni e alla battaglia per il proporzionale. L’obiettivo non sarà Palazzo Chigi ma una nobile protesta, sperando che a governare vadano tutti gli altri e magari tutti assieme, abbracciati in un nuovo Nazareno. Il vincitore non si conoscerà il giorno dopo il voto ma addirittura il giorno prima e si griderà all’inciucio nelle piazze e il Movimento resterà forte e puro. Ora che l’hanno provato, «il complotto per farci vincere» non passerà più.

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