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Il fango su Ilaria Cucchi dopo la querela a Salvini

Dopo l’annuncio della querela nei confronti dell’ex ministro dell’Interno molti improvvisati avvocati difensori di Salvini dicono che la sorella di Stefano sbaglia perché ormai “giustizia è fatta” (non siamo ancora alla sentenza di Cassazione) e che doveva pensarci prima al fratello, non ora che è morto

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«Stefano Cucchi ha sbagliato ed avrebbe dovuto pagare ma non morire in quel modo», ha scritto oggi Ilaria Cucchi su Facebook. Un concetto di una banalità sconcertante che però a quanto pare non tutti condividono. Sembra incredibile ma c’è chi sostiene che la morte di Cucchi, dieci anni fa, sia ancora da attribuire al fatto che faceva uso di droghe. Oppure che quello che gli è successo, essere pestato brutalmente da uomini delle forze dell’ordine, sia in fondo la pena “appropriata” per chi viene trovato con addosso della droga.

«Dovevi starci vicino quando era vivo» e altre patetiche scuse

Ilaria Cucchi ha deciso di querelare Matteo Salvini, che proprio il giorno della storica sentenza di condanna nei confronti dei Carabinieri della stazione Appia aveva detto «se qualcuno ha usato violenza pagherà, ma questo dimostra che la droga fa male». La sentenza dimostra invece che sono i calci e i pugni che fanno male, oppure sono i depistaggi che oltre a nuocere gravemente alla verità hanno (forse) messo in moto gli eventi che hanno portato alla morte del geometra romano. Cosa sarebbe successo se sul verbale d’arresto non fosse stato scritto che Cucchi era un “senza fissa dimora”? Magari non sarebbe stato condotto in carcere, e oggi sarebbe vivo dopo aver scontato la sua pena.

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In questi giorni dopo la sentenza della Corte d’Assise sono tornate a circolare le peggio “notizie” sulla famiglia Cucchi. A partire da quella secondo cui Sinistra Italiana avrebbe voluto candidarla a sindaco di Roma nel 2016 (una voce che circolava, ma alla fine venne candidato Stefano Fassina) fino alle accuse di voler speculare sulla morte del fratello per fare carriera, non si capisce se in politica o altrove. Lo ha scritto qualche giorno fa in un post (poi cancellato) Adriano Paolozzi, consigliere regionale di Forza Italia. Tutti questi attacchi, questi insulti non sono nuovi, si sono sempre sentiti dal primo giorno in cui la famiglia Cucchi, e soprattutto Ilaria, hanno deciso di battersi per ottenere giustizia.

Perché Ilaria Cucchi ha lottato per la verità?

Anche questa volta si è scoperto che Ilaria Cucchi aveva un rapporto difficile e tormentato con il fratello. Un rapporto che solo chi ha avuto la sfortuna (perché è una sfortuna) di avere un fratello o una sorella tossicodipedente può capire. Nel 2009 Ilaria Cucchi era una persona normale, una mamma con un fratello con problemi di droga, che come molte persone normali non viveva nella famiglia del Mulino Bianco (Stefano è stato tre anni in una comunità di recupero, il CEIS). E la stessa Ilaria Cucchi ha detto di essere stata la persona più critica nei confronti del fratello, al punto che gli frugava nelle tasche per controllare se aveva della droga.

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Queste cose sono note perché Ilaria Cucchi le ha raccontate molte volte, in Tribunale e fuori. Non sono cose di cui abbia mai fatto mistero o cercato di nascondere. E se possiamo solo immaginare quanto doloroso sia stato raccontarle non siamo in grado di comprendere quanto difficile sia stato andare avanti in questi anni, con il dubbio di non aver fatto abbastanza. Non per salvare la vita di Stefano ma per aiutarlo a disintossicarsi. Ma come abbiamo detto: Stefano Cucchi non è morto a causa della droga, è morto perché è stato preso a calci e sbattuto per terra.

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Quanti di noi avrebbero avuto la forza di lottare per così tanto tempo e quanti invece avrebbero preferito dimenticare, lasciar guarire la ferita di aver perso un fratello (e per i genitori, un figlio) che alla fine non deve essere mai stata una persona troppo facile? Difficile rispondere. Molti invece la risposta la sanno e scrivono che Ilaria Cucchi è una “donna di merda” o che la sua famiglia ha sempre considerato Stefano “un delinquente”. Ma quei molti dimenticano che fu il padre di Stefano a denunciare di aver trovato della droga in casa, e a dire che l’avrebbe fatto anche se Stefano fosse stato vivo. Avrebbero potuto nascondere quel dettaglio, invece non hanno voluto. Perché quando si cerca giustizia non lo si fa per diventare famosi, per essere eletti o per guadagnare qualche soldo. Lo si fa perché è davvero l’unico modo per poter vivere in pace, perché se una persona muore in una stazione dei Carabinieri e il suo cadavere è quasi irriconoscibile non si può chiudere la faccenda dicendo che “in fondo era solo un drogato”. Perché anche Stefano Cucchi aveva dei diritti, e Ilaria Cucchi ha lottato in nome di questo principio.

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