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Come funziona il nuovo patto sulla Brexit

Secondo il nuovo patto l’Irlanda del Nord resterà in territorio doganale britannico (e quindi potrà beneficiare di futuri accordi di libero scambio tra Londra e Paesi terzi) ma applicherà le regole del codice doganale europeo. E gli italiani in UK?

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Ieri Jean-Claude Juncker e Boris Johnson hanno annunciato di aver raggiunto un nuovo accordo sulla Brexit che domani sarà votato dal parlamento britannico. A Johnson serviranno 320 voti per non fare la fine di Theresa May, il cui accordo di divorzio fu bocciato tre volte. Per farcela, visto il no già dichiarato dai protestanti nordirlandesi del Dup, avrà bisogno del sostegno di almeno una ventina di laburisti. Backstop: secondo il nuovo patto l’Irlanda del Nord resterà in territorio doganale britannico (e quindi potrà beneficiare di futuri accordi di libero scambio tra Londra e Paesi terzi) ma applicherà le regole del codice doganale europeo. In pratica resterà allineata a un certo numero di regole e standard del mercato unico europeo e questo non renderà necessari i temuti controlli al confine “caldo” con la Repubblica d’Irlanda. Al tempo stesso però diventerà il punto di ingresso nel mercato unico; pertanto i controlli sulle merci provenienti dal Regno Unito e dirette in Europa ci saranno, ma verranno effettuati nei porti (e non al confine irlandese) ad opera di personale britannico.

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Oltre al protocollo sull’Irlanda, è stata emendata anche la dichiarazione politica, in particolare il riferimento alle future relazioni commerciali tra Regno Unito e Ue. L’ambizione è arrivare a un trattato di libero scambio, senza dazi e quote. Si precisa anche che le parti si impegneranno a garantire parità di condizioni in una relazione basata su una concorrenza aperta e leale. Londra, spiega il Corriere della Sera, pagherà 40 miliardi di euro:

La Gran Bretagna dovrà saldare il cosiddetto «conto del divorzio», stimato in circa 40 miliardi di euro. Non si tratta però di una «multa» inflitta a Londra per essere uscita dalla Ue: sono gli obblighi che il governo britannico aveva già preso nei confronti di Bruxelles e che dovrà comunque onorare. Consistono principalmente nei contributi al bilancio comunitario fino alla fine del 2020 (cioè fino allo scadere del periodo di transizione), ma includono anche la partecipazione in progetti europei già decisi in passato e che vanno comunque finanziati.

Circa i tre quarti di questa cifra considerevole dovrebbe essere saldata entro il 2022, ma si ritiene che Londra sarà tenuta a pagare «bollette» molto più a lungo, anche fino al 2060. Durante le trattative Boris Johnson aveva minacciato più volte di non voler onorare il «conto»in mancanza di un accordo complessivo: ma era stato ammonito che una tale mossa sarebbe stata considerata alla stregua di un «default», con pesanti conseguenze sulla credibilità finanziaria internazionale della Gran Bretagna.

E gli italiani?

La libertà di circolazione continuerà a essere in vigore durante il periodo di transizione, dunque fino alla fine del 2020: quindi prosegue il diritto di andare a vivere e lavorare dove si vuole. Anche dopo, i cittadini europei fino a quel momento residenti in Gran Bretagna(e così i cittadini britannici nei Paesi Ue) avranno diritto a restare dove si trovano e a continuare a beneficiare dell’assistenza sociale e sanitaria. In pratica, tutti i diritti attuali vengono garantiti.

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