Economia

Decreto Dignità, i 200 licenziati da Comdata

alessandrodamato|

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«Nell’azienda Comdata, il call center che nel tempo è diventata la più grande impresa della provincia per numero di occupati, quasi 200 lavoratori hanno ricevuto la comunicazione del mancato rinnovo del contratto in somministrazione in scadenza al 31 ottobre». La coordinatrice provinciale del Nidil Cgil Lecce, Sabina Tondo, mette sotto accusa il Decreto Dignità di Luigi Di Maio: «I primi effetti del decreto Di Maio, il cosiddetto decreto Dignità, si cominciano a vedere sui lavoratori salentini».

Decreto Dignità, i 200 licenziati da Comdata

Nelle intenzioni governative, il limite ai rinnovi dei contratti precari avrebbe dovuto incentivare il ricorso al tempo indeterminato. In realtà l’effetto ottenuto è opposto: centinaia di persone hanno di fatto perso il lavoro. Per effetto del Decreto Di Maio, molte aziende hanno deciso di non rinnovare i contratti in scadenza ieri. In questo modo le imprese evitano aggravi contributivi. «I lavoratori che hanno maturato un’anzianità di oltre 12 mesi, specialmente chi aspirava ad una stabilizzazione frutto di anni di lavoro, sono stati traditi dal Decreto Di Maio», dice ancora la Tondo.

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La parte amaramente curiosa della vicenda è che ieri quando il comunicato della Nidil-CGIL è stato pubblicato dalle testate pugliesi e del Salento si è scatenata una caccia al giornalista colpevole di aver dato una notizia non bella per il governo Lega-M5S, denunciata ieri da Valentina Fragassi della CGIL: “Come nelle migliori performance dell’insulto emulate dai loro rappresentanti, qualche giorno fa in ordine di tempo la nostrana ministra dispensava con poca eleganza lezioni di giornalismo sicuramente in seguito alla laurea conseguita sul web, si leggono commenti di disprezzo sui giornalisti che evito di riportare perchè fanno venire il voltastomaco. Commenti che ora passeranno al vaglio dei nostri avvocati, perché ci riserviamo di adire le vie legali: basta con l’inondazione di insulti gratuiti sul web. La civiltà per me non è un optional!”. “Il datore di lavoro ha l’obbligo di attenersi al limite del 30 per cento di interinali sulla platea dei lavoratori dipendenti. Questo costringe le aziende in cui in questi anni si è fatto un uso sregolato e quasi strutturale di interinali a sfrondare. E così dall’oggi al domani, i lavoratori interinali, praticamente ormai strutturati in tantissime nostre realtà produttive, si sono ritrovati ad essere lavoratori in eccesso”.

Gli effetti mirabolanti del decreto dignità

Che la situazione fosse questa non è comunque una sorpresa. secondo i dati diffusi qualche giorno fa dall’Istat il tasso di disoccupazione è risalito al 10,1%Le persone in cerca di lavoro sono 2.613.000, in aumento di 81 mila unità (+3,2%) rispetto ad agosto e in calo di 288 mila unità su settembre 2017. Un dato su cui pesa anche il calo degli inattivi, coloro che non hanno un impiego né lo cercano, calati di 41 mila unità. Male anche il dato sui giovani: la disoccupazione giovanile risale al 31,6%, in aumento di due decimi di punto rispetto al mese precedente. Ma il numero che ci interessa di più è il dato sugli occupati, diminuiti di 34 mila unità su agosto (-0,1%). Un calo concentrato soprattutto sui dipendenti permanenti (-77mila) mentre aumentano gli occupati a termine (+27mila) e i cosiddetti indipendenti, cioè imprenditori, liberi professionisti, lavoratori autonomi (+16mila).

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Il risultato di -77mila per i contratti a tempo indeterminato, che secondo le intenzioni del ministro del Lavoro e dello Sviluppo Luigi Di Maio sarebbero dovuti aumentare con la stretta sulle tipologie “precarie”, è uno dei più forti degli ultimi due anni. Gli occupati sono calati di 34mila unità a settembre, mentre l’INPS ne pronosticava ottomila in un anno. Il decreto è entrato in vigore il 14 luglio, poi è stato convertito in legge ad agosto, con l’introduzione del regime transitorio fino al 31 ottobre.

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