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La strana storia del MoVimento che a Torino vota contro una mozione del M5S

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Per quanto tempo ancora dovremo sentire Chiara Appendino addossare alle amministrazioni che l’hanno preceduta negli ultimi trent’anni la colpa della situazione dei conti pubblici della città? Che il bilancio di Torino sia problematico (per usare un eufemismo) è cosa nota e dovrebbe esserlo ancora di più alla sindaca Appendino che nella scorsa consiliatura faceva parte della Commissione Bilancio. C’è da chiedersi perché – sapendolo – la Appendino e il MoVimento 5 Stelle hanno fatto in campagna elettorale promesse che solo ora i cittadini si stanno rendendo conto che gli eletti del partito di Beppe Grillo non sono in grado di mantenere. Una su tutte? La candidata sindaca Appendino nel suo programma elettorale aveva promesso di far ricadere sul territorio i proventi derivanti dagli oneri urbanistici. Cosa che la sindaca Appendino ha deciso di non fare.

Il MoVimento 5 Stelle tradisce le sue stesse promesse

Non si tratta qui dell’approvazione dell’operazione urbanistica sull’area ex-Westinghouse che quando erano all’opposizione i 5 Stelle avevano tanto avversato. In un accorato intervento dell’allora consigliere d’opposizione Chiara Appendino (cui Fassino rispose con una delle sue famose “profezie”) l’esponente del M5S disse “sarò fiera quando capiremo che dal punto di vista urbanistico è impensabile che il motore di sviluppo per la riqualificazione continui ad essere il grande centro commerciale perché così non facciamo altro che scaricare su altre fasce – in particolare i piccoli commercianti – gli effetti della crisi“. Se volete potete confrontare l’Appendino di governo da quello di lotta guardando il video con le scuse addotte da Appendino qualche giorno fa. Puntualmente una volta al governo della città il M5S ha avallato l’operazione di quel centro commerciale (e di altri centri commerciali più piccoli) giustificandosi con la necessità di fare cassa. Una decisione che aveva provocato non pochi malumori all’interno del MoVimento tant’è che nel novembre del 2016 i consiglieri di maggioranza avevano votato una mozione (la 91/2016)  nella quale si impegnava l’Amministrazione comunale a non utilizzare gli oneri derivanti dai permessi a costruire per finanziare la spesa corrente, come promesso in campagna elettorale. Mozione che la Appendino aveva fatto annullare con con una delibera di giunta approvata il 22 febbraio e votata dalla maggioranza, ieri il 6 marzo. Ieri pomeriggio infatti i 24 consiglieri di maggioranza, quelli che avevano votato la mozione 91/2016 hanno votato compatti e senza battere ciglio a favore della deliberazione sugli indirizzi per la redazione del bilancio finanziario triennale 2017/2019 presentata da Appendino e dall’Assessore al Bilancio Sergio Rolando. In buona sostanza i consiglieri del MoVimento hanno autorizzato la sindaca a utilizzare per i prossimi tre anni gli oneri di urbanizzazione per coprire la spesa corrente. Quell’impegno preso dai consiglieri di maggioranza a novembre non vale più nulla e la Appendino può tranquillamente ricorrere ad uno strumento introdotto dal governo Berlusconi nel 2001 al quale le amministrazioni precedenti (quelle che hanno tutte le colpe) hanno rinunciato di ricorrere nel 2012, ovvero quando la Appendino era già in Consiglio Comunale. La misura presentata come straordinaria e necessaria a chiudere in pareggio il bilancio 2016 diventa quindi ordinaria: gli oneri di urbanizzazione non rimarranno sul territorio ma verranno utilizzati per finanziare la spesa corrente, vale a dire per gli interventi ordinaria manutenzione della città.
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La solita scusa dei problemi ereditati da altri

Non è più il cemento il problema, di quello ce ne sarà in abbondanza, è il bilancio il nuovo campo di battaglia dove l’alternativa rappresentata da Chiara Appendino e dalla sua giunta non riesce a distinguersi dal passato. Il problema è il buco di bilancio lasciato “da quelli di prima”, buco del quale non è chiara l’entità e che per Appendino a volte di è una quarantina di milioni a volte di centinaia: un buco elastico insomma. Per risolvere il problema ecco spuntare manovre come quella dell’utilizzo degli oneri urbanistici per la spesa corrente ma non solo. Ad esempio, nel bilancio 2016 sono stati iscritti 6,7 milioni di euro per “proventi derivanti da sanzioni alle famiglie” ovvero i mancati pagamenti delle imposte o le multe per divieto di sosta. Al momento ne sono stati però incassati solo 110 mila mentre 4 milioni di euro sarebbero stati iscritti nei fondi di “dubbia esigibilità” ovvero denaro che il Comune sa che probabilmente non potrà mai incassare. L’Amministrazione come al solito dà la colpa a qualcun altro, nella fattispecie a non meglio precisarti “problemi informatici sia nei pagamenti che agli incassi al CSI”. Il 5 Stelle ha innalzato di 7 milioni di euro (da 102 a 109) il totale dell’ammontare delle sanzioni che il Comune guidato da Fassino aveva accertato sulla carta, nel 2016 ne sono stati incassati solo 46 milioni e di quei quasi sette milioni aggiunti da Appendino se ne sono visti solo centomila.

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