Opinioni

Charlie Gard: quando la scienza è impopolare

charlie gard - 8

La morte di un bambino di pochi mesi è per sua natura agghiacciante.
È normale che la vicenda di Charlie scateni forti reazioni emotive presso l’opinione pubblica. Tutte a favore del soggetto più debole, naturalmente: il bambino. Proprio per questo è necessario cercare di comprendere in quali condizioni sia Charlie Gard, ne abbiamo parlato in questo articolo con dovizia di particolari, per comprendere che la responsabilità della decisione non è riconducibile a tribunali o grigi eurocrati non eletti da nessuno, ma ai medici. I quali, applicando metodi scientifici e non per una forma di crudeltà gratuita, hanno spiegato che per quella patologia la prognosi è inevitabilmente infausta, con l’aggravante di patire dolori terribili e immeritati. Renzi, Grillo e Salvini hanno strumentalizzato la vicenda, polemizzando con le istituzioni europee (?) che non avrebbero fatto il loro dovere. Ma questo non c’entra nulla, è falso e fuorviante ed è sinceramente imbarazzante che una vicenda così dolorosa possa essere oggetto di una speculazione politica o elettorale.
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Il principio è un altro.
O ci si fida dei medici e della scienza, o non ci si fida.
Tertium non datur.
Sono i medici, e non i politici, a diagnosticare la morte cerebrale di un paziente per poter espiantare gli organi, salvando qualcun altro. Se si prende per buona la diagnosi medica in termini di espianti, fidandosi della loro professionalità, allora si deve prendere per buona anche la loro decisione sul doloroso caso di Charlie. Se non ci fida dei medici, allora ridiscutiamo tutto dall’inizio. Va bene. E che siano i politici a decidere di diagnosi, prognosi e terapie.

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