Politica

Maria Cecilia Guerra: “Il paragone tra Monti e Draghi è sbagliato” – L’INTERVISTA

L’economista e sottosegretaria di Leu al Mef sul premier incaricato: “Una persona da sola non può rappresentare la rovina o la salvezza di un Paese, dipenderà dalla maggioranza”

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“Il paragone tra Mario Monti e Mario Draghi è un paragone assolutamente sbagliato”. Senza se e senza ma: Cecilia Guerra – economista e sottosegretaria Leu al Mef del Conte II – lo dice a Nextquotidiano rispondendo a chi negli ultimi giorni ha accostato la figura del senatore a vita (e già presidente del Consiglio) a quella del premier incaricato. Entrambi graditi dall’Europa, entrambi chiamati dal Capo dello Stato per venire in soccorso della politica. Giorgio Napolitano e Sergio Mattarella hanno riposto nei due economisti la loro fiducia. Chi non vede di buon occhio l’arrivo di Mario Draghi a Palazzo Chigi –parlando alla pancia dei suoi elettori- ha ricordato i sacrifici che sono stati adottati dall’altro Mario, premier fino al 2013, di cui ora non in molti conservano un ricordo piacevole. La causa: le politiche di austerity che era stato obbligato a portare avanti data la situazione in cui “l’ultimo governo Berlusconi aveva lasciato l’Italia”.

Siamo in un altro momento storico. 

Secondo me il paragone tra Monti e Draghi è un paragone assolutamente sbagliato. È diverso il contesto storico in cui siamo: in quel caso ci trovavamo di fronte a una crisi economica che colpì il nostro paese in modo particolare, e avevamo ancora una difficoltà nella gestione del debito pubblico. Avevamo soprattutto un governo uscente che non solo non aveva credibilità in campo europeo, ma non era stato in grado in nessun modo di capire e fronteggiare quella situazione. Adesso è tutto molto diverso, siamo sì in una crisi economica determinata dalla pandemia, ma non c’è un commissariamento, e non c’è neppure un rischio di politiche imposte da qualche soggetto terzo, come l’austerità o altre cose che mi fanno sorridere.

Gli sforzi richiesti a Monti non sono richiesti oggi a Draghi.

Tutt’altro: ora abbiamo risorse che sono ci sono state date e che dobbiamo spendere nel miglior modo possibile. Risorse arrivate dall’Ue, che ha deciso di sostenere (finalmente) i paesi in maggiore difficoltà. Come è successo a noi Italiani, che abbiamo avuto di più perché in questo momento ne abbiamo maggiore bisogno. E si tratta chiaramente di risorse finalizzate a un impulso espansivo, di sostegno all’attività economica. Ora siamo in un contesto in cui non abbiamo paura dello spread perché le politiche monetarie della BCE sono di grandissimo sostegno. Non c’è un rischio di inflazione, non c’è motivo per pensare a politiche di austerità. Il che non vuol dire che Draghi pensi che questi soldi possano essere spesi così come capita, vanno utilizzati bene.

Cercando delle politiche che piacciano a tutta la maggioranza. 

Esattamente. Il punto è proprio questo, ed è per questo che è difficile poter pensare di trovare una maggioranza così ampia da coinvolgere politiche economiche care alla Lega e quelle che invece sosteniamo noi di Liberi e Uguali. Non si dice no a Salvini in quanto Salvini. Dobbiamo parlare di programmi: i suoi non possono coincidere con i nostri. Pensiamo ad alcune priorità dell’ex ministro dell’Interno, come Quota 100 e Flat Tax. Ecco, noi su questo non potremmo mai condividere un programma comune.

Come si spiega però che Draghi piaccia sia a destra che a sinistra?

Tutti riconoscono la sua competenza e la sua serietà, e non è una persona caratterizzata precisamente a livello politico. Anche se io credo che già dalle sue prime dichiarazioni al Quirinale abbia mostrato una sensibilità rispetto al tema del sociale. È l’uomo del whatever it takes, che ci ha dato una mano considerevole nell’uscita dalla crisi. Ha molta esperienza e chiaramente non si farà portare di qua e di là dai partiti, con cui le cose andranno chiarite prima della costituzione del governo. Poi è evidente che anche per Draghi vale la regola che la maggioranza a sostegno del governo è necessaria.

Ogni partito ripone in lui però speranze differenti. 

Esattamente. Ogni parte politica guarda a questa figura aspettandosi cose diverse. Però è necessario mettere un punto e chiarire una cosa: io credo che sia sbagliato – specialmente in questa fase storica – ritenere che una persona da sola possa rappresentare la rovina o la salvezza di un paese. Il governo è per sua natura un organo collegiale e quindi sarà molto importante che quest’esecutivo trovi un sostegno politico convinto e il più possibile -non dico coeso (perché è impossibile)- ma ordinato e disponibile a lavorare insieme. E dipenderà tutto dalla maggioranza che lo sosterrà.

Per concludere: Palazzo Chigi può essere per Draghi l’anticamera del Quirinale?

Affronterei un problema alla volta.