Fatti

La Cassazione respinge il ricorso della scuola cattolica che aveva licenziato una prof perché lesbica

neXt quotidiano|

cassazione

La vicenda risale al 2017 quando la Corte di appello locale aveva condannato una scuola cattolica di Trentoper non aver rinnovato il contratto a un’insegnante dopo essere venuta a conoscenza della sua presunta omosessualità. Ora la Cassazione ha ribadito, respingendo il ricorso dell’istituto, che “La libertà d’insegnamento di un ente religioso non può divenire fonte di discriminazione delle persone. La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso di un Istituto cattolico contro una docente trentina a cui non venne rinnovato il contratto per sospetti sul suo orientamento sessuale”, come ha spiegato in un comunicato l’avvocato difensore della docente, Alexander Schuster.

La Cassazione respinge il ricorso della scuola cattolica che aveva licenziato una prof perché lesbica

“Con ordinanza n. 31071/2022 la Sezione lavoro della Corte di cassazione in data odierna ha posto la parola fine alla vicenda che vedeva coinvolta una docente trentina, la quale non si vide rinnovare nel 2014 il contratto da parte di un Istituto religioso (cattolico) per sospetti sul suo orientamento sessuale. Con una sentenza del 7 marzo 2017 la Corte di appello di Trento aveva condannato l’Istituto, anche in ragione del carattere ritorsivo e diffamatorio delle sue condotte, a risarcire alla docente il danno da discriminazione per euro 30.000 a titolo di danno morale e per euro 13.329 a titolo di danno patrimoniale, nonché alle associazioni Cgil del Trentino e Associazione radicale Certi diritti la somma di Euro 10.000 ciascuna a titolo di risarcimento, nonché alla pubblicazione del dispositivo sul quotidiano la Repubblica”. Tutto è iniziato nel 2014 come ha raccontato la docente al Corriere: “Sono stata convocata dalla madre superiore a contratto scaduto. Mi ha domandato del mio orientamento sessuale perché secondo lei giravano le voci che io avessi una compagna. E voleva che le dicessi se era vero, altrimenti avrebbe avuto difficoltà a rinnovarmi il contratto” e come aveva confermato la religiosa che aveva spiegato di aver agito per “tutelare l’ambiente scolastico”

Adnkronos riporta le parole del legale della docente: “L’Istituto – ricorda Schuster – aveva proposto ricorso per cassazione nel 2017 con cinque motivi, tutti oggi rigettati dalla Suprema Corte. In particolare la Sezione lavoro ha ritenuto che la libertà d’insegnamento di un ente religioso non costituisca carta bianca per discriminare apertamente le persone. Nell’ordinanza odierna si legge: ‘parte ricorrente invoca disposizioni, anche costituzionali, a fondamento della libertà di organizzazione dell’Istituto religioso, ma non spiega adeguatamente come questa libertà possa legittimare condotte apertamente discriminatorie come quelle ritenute ed accertate dai giudici trentini'”. Schuster riferisce del “sollievo della docente per la chiusura definitiva di una vicenda assai dolorosa e che per volontà della scuola cattolica è giunta fino al giudizio in cassazione. È però contenta che si sia raggiunta finalmente chiarezza quanto al fatto che anche nelle organizzazioni religiose le persone hanno il diritto di vivere liberamente la propria vita privata e di vedersi rispettate nella propria dignità. Per la docente la verità emersa è anche importante, perché la risarcisce moralmente dell’erroneo giudizio cui pervenne l’allora Presidente della Provincia autonoma di Trento Ugo Rossi, che indagò i fatti e, pur disponendo delle stesse informazioni dei giudici, concluse che non sussistevano illeciti e che nessun provvedimento doveva essere assunto nei confronti di una scuola convenzionata per il servizio pubblico”.

L’Istituto è stato altresì condannato al pagamento delle spese legali per 9870 euro, accessori inclusi. La docente trentina e l’Ass. radicale Certi diritti sono stati rappresentati dall’avv. Alexander Schuster e dall’avv.a Giulia Perin, che hanno assistito altresì la Cgil del Trentino unitamente all’avvocato Amos Andreoni.