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A Casal Bruciato “le famiglie assegnatarie sono italiane”. E ora che dice Casapound?

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Dopo Torre Maura la caccia al Rom dei fascisti del terzo millennio di CasaPound si sposta a Casal Bruciato nel IV Municipio. Qui questa mattina una famiglia di origine Rom avrebbe dovuto entrare nell’alloggio popolare, regolarmente ottenuto in base alla graduatoria. Ma quelli di CasaPound sono intervenuti piazzando all’interno una famiglia composta da due ventenni con bambino di pochi mesi – Noemi e Simone rigorosamente italiani e romani – che ha occupato l’appartamento impedendo ai legittimi assegnatari di entrare e ieri aveva sostituito la serratura. C’è stato qualche attimo di tensione, la necessità di forzare la serratura che era stata cambiata.

Cosa è successo oggi a Casal Bruciato

Alla fine i Carabinieri hanno scortato i legittimi assegnatari mentre in strada Simone Di Stefano – vicepresidente di CasaPound e già candidato presidente per la Regione Abruzzo nel 2014 con il movimento “Sovranità” assieme alla Lega – armato di megafono parlava del razzismo contro gli italiani e della «discriminazione contro gli italiani, persone che abitano questi luoghi da sempre». Secondo Di Stefano le graduatorie delle case popolari sono “combinate” perché vengono vinte solo da stranieri, clandestini e Rom. CasaPound gli “zingari” non sa nemmeno come catalogarli, perché molti di loro hanno la cittadinanza italiana e sono romani quanto certi romani da sette generazioni sulle barricate dell’ultradestra. CasaPound poi non si fa nessun problema a utilizzare una giovane famiglia per i loro scopi politici, ben sapendo che una denuncia per occupazione abusiva a carico della ragazza avrebbe potuto compromettere la posizione in graduatoria per future assegnazioni di alloggi popolari.

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A denti stretti però nei commenti sulle pagine dei difensori dell’italica speme c’è chi scrive che “putroppo quei Rom sono italiani“, proprio come quelli che protestano fuori. Non è chiaro se la famiglia Rom cacciata dai neofascisti e da alcuni abitanti del quartiere (in tutto una decina di persone, un po’ poco per definirla una rivolta della scala condominiale, figuriamoci popolare). CasaPound è preoccupata dal fatto che ci sia una discriminazione nei confronti degli italiani. E se quella famiglia di etnia Rom fosse italiana? Curiosamente durante il comizio nessuno si esprime sulla nazionalità dei legittimi assegnatari.

Eppure in uno dei video girati oggi in via Facchinetti la presidente del IV Municipio Roberta Della Casa ribadisce che l’assegnazione è regolare e sembra di capire che ad un certo punto dica  “evidentemente sono italiani”. Non c’è certezza che lo siano davvero – la conversazione è concitata e confusa – ma non fa differenza italiani, romani e stranieri hanno gli stessi diritti. Certo se fossero italiani CasaPound si sarebbe resa protagonista di un grave episodio di razzismo, contro gli italiani. Gli italiani “veri”, quelli come Noemi e Simone, la casa la occupano ammettendo candidamente di non aver mai fatto domanda e di non essere in graduatoria.

Come CasaPound e la destra fomentano l’odio etnico contro i Rom

E che si tratti di un’assegnazione legittima lo conferma proprio la minisindaca pentastellata Roberta Della Casa che ha spiegato ai residenti che si tratta di «una famiglia di 5 persone che aveva i requisiti ed era in graduatoria». La presidente aggiunge che «sicuramente non era una famiglia sgombrata da un campo e che aveva tutte le carte in regola per avere questa casa» E le graduatorie ci sono per tutti, italiani e stranieri. Eppure a destra questa cosa sembrano essersela dimenticata. Come quando si schierano a difesa degli abusivi contro altri italiani onesti, colpevoli di essere magari di origine africana.

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Fratelli d’Italia nel pieno rispetto della privacy fornisce pure l’interno dell’appartamento, casomai qualcuno volesse protestare di persona

La destra romana, che quando era al governo del Paese e della Capitale non si è fatta alcuno scrupolo a finanziare la nascita di quei ghetti che sono i campi Rom, oggi invece dice che i campi vanno chiusi, sgomberati. E i residenti? Se sono nomadi “devono nomadare” come disse Giorgia Meloni qualche tempo fa. Gli altri si devono integrare. E come? In teoria uscendo dai campi e trovando una casa (e in Italia la maggior parte dei Rom, Sinti e Caminanti vive fuori dai campi). Il problema è che quando i Rom vanno nelle case popolari non li vogliono nemmeno lì. E se nei campi Rom non possono stare e nelle case in cui hanno diritto di stare non possono abitare dove possono abitare dove è che devono andare questi benedetti zingari che nessuno vuole?

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A Torre Maura settanta Rom, di cui trenta bambini, erano troppi. Qui pure una famiglia è di troppo. Al solito CasaPound fa leva sulla paura dei Rom, come se la presenza di una famiglia di cinque persone in un palazzo potesse contribuire a rendere meno sicuro il condominio o il quartiere. Questo è evidentemente un caso di discriminazione nei confronti di un’etnia molto precisa. E lo dice chiaramente Mauro Antonini di CasaPound (quello del video con Simone di Torre Maura) quando al megafono urla «ad oggi è difficile vivere tranquilli da queste parti, ed in più avere come vicini di casa una famiglia di Rom. E può essere anche una famiglia per bene, non lo so, ma sapete che via vai si creerà di persone che delinquono?». Un discorso palesemente razzista e una protesta immotivata in questo caso perché per entrare nelle graduatorie – spiega la Della Casa – è necessario anche avere un impiego regolare per pagare le utenze. CasaPound ha buon gioco a cavalcare la rabbia e “l’esasperazione” nei confronti dei Rom, perché gli zingari non li vuole nessuno. Nemmeno il Comune che – denuncia Sant’Egidio – ha saputo adottare solo il sistema degli sgomberi per risolvere il problema dei campi. CasaPound lo fa per un motivo ben preciso: racimolare consensi. Il M5S invece dovrebbe governare la città.

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