Tecnologia

Casaleggio non ha ancora riparato Rousseau

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La Stampa racconta oggi in un articolo a firma di Jacopo Iacoboni che un nuovo provvedimento pubblico dell’Authority [doc. 9048594] ha concesso di tempo a Casaleggio altri 15 giorni per mettersi in regola con una serie di prescrizioni tecniche segnalate da mesi, almeno da dicembre. Se ciò non avvenisse potrebbero scattare sanzioni ulteriori. Tutto questo riguarda l’hackeraggio dell’estate del 2017, ovvero quello che vide protagonisti prima Evariste Gaulois e poi Rogue0, e non quello del 2018, che è ancora senza sanzioni:

Il nuovo provvedimento del Garante va letto tra le righe perché è una miniera d’oro per chi cerca informazioni su come sta andando la vicenda. La notizia più rilevante è la tempistica: Davide Casaleggio si è mosso molto tardi per ottemperare agli obblighi di messa in sicurezza di Rousseau prescritti dall’Authority.

Dopo i penetration test, un incarico è stato dato a Wind soltanto il 21 giugno. Risultato: «Wind Tre spa – incaricata di realizzare le attività e le implementazioni necessarie per ottemperare alle prescrizioni anzidette (offerta tecnica “Virtual Private Cloud” sottoscritta il 21 giugno 2018) – ha comunicato, con nota del 27 settembre 2018, un ritardo rispetto al piano di massima» di migrazione della piattaforma. Dunque, il Garante farà nuove ispezioni all’Associazione Rousseau; e vuole anche vedere il contratto che Casaleggio ha stipulato con Wind.

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La schermata che certifica l’avvenuta votazione per l’utente Davide Gatto

Restano aperte almeno un paio di domande. La prima: perché Casaleggio – che aveva delle prescrizioni dell’Authority fin dal dicembre 2017 – si è mosso con Wind solo il 21 giugno 2018? E poi: migrare su un altro server – un servizio di cloud storage di Wind per le aziende – come può bastare a risolvere quello che (a giudicare dai due hackeraggi effettuati da «Rogue_0») pare un gravissimo problema nel codice della piattaforma Rousseau?

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