Politica

Casaleggio contro la Raggi e Di Maio

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Quando parla Massimo Bugani non lo fa mai a caso. Per questo bisognerebbe che squillasse un robusto campanello d’allarme per Virginia Raggi se il fedelissimo bolognese della Casaleggio Associati e componente dell’Associazione Rousseau si azzarda addirittura a dire davanti alle telecamere che quanto sta accadendo a Roma «a me ovviamente dispiace molto, perché non stiamo dando una grande immagine del movimento, c’è poco da dire» e poi, se non fosse chiaro, aggiungere che «Se io avessi visto Virginio Merola (sindaco Pd di Bologna, ndr) togliere deleghe e nomine a dieci o 12 persone nel giro di 40 giorni sarei molto preoccupato per la mia città, quindi sono legittimamente preoccupato per quello che sta succedendo a Roma e spero che prima di tutto Virginia trovi tutte le contromisure per rialzarsi da una situazione complicata».

Casaleggio contro la Raggi

Bugani, che in altre occasioni non aveva esitato a mettere in giro teorie del complotto soprattutto per rispondere agli attacchi degli ex grillini e dei dissidenti interni, qui addirittura arriva a negare che ci sia un complotto della stampa, il minimo indispensabile.

Ma è giusto parlare di accanimento da parte dei media?
“Se Merola avesse tolto 12 nomine appena partito, sarei accanito anch’io contro di lui e contro il Pd”, riconosce il grillino, sottolineando che “in questo momento bisogna guardare in faccia la realta’”. Questo, per Bugani, significa prendere atto del fatto che c’e’ “un lavoro splendido a Torino, che ha seguito procedure molto simili a quelle seguite da noi a Bologna” e la situazione, nel capoluogo piemontese, “ci da’ prospettive ottime”. Se invece si guarda a Roma, serve una “presa di coscienza che qualcosa non sta funzionando” (agenzia di stampa DIRE)

Non sarà nemmeno sfuggito alla sindaca, al di là delle scelte di propaganda sulle Olimpiadi per ricoprire il merdone pestato a Roma, che anche all’interno del M5S c’è una qualche ostilità percepita nei suoi confronti. Il discorso di Roberto Fico a Nettuno con i riferimenti abbastanza puntuali a chi frequenta le lobbies (e qui l’obiettivo era Di Maio) e a chi sbaglia e deve ammetterlo, la rabbia appena nascosta di Carla Ruocco che cambia la sua cover photo su Facebook piazzandone una in compagnia di Paola Taverna, la “fuga di notizie” dopo la riunione-fiume del direttorio in cui si chiedeva l’allontanamento di Marra, Muraro, Romeo e De Dominicis. I segnali per un’ostilità dimostrata ci sono tutti. Così come i riferimenti alla scelta incomprensibile di Virginia: quella di salvare Muraro e cacciare De Dominicis mentre le condizioni dei due sono uguali. In realtà, come abbiamo spiegato, non sono uguali: mentre al legale di De Dominicis era stato consegnato l’avviso di garanzia a giugno, quando alla richiesta del PM di archiviare la sua posizione per il reato di abuso d’ufficio il GIP rispose predisponendo ulteriori indagini, la Muraro non l’ha ancora ricevuto. Ma queste sottigliezze fanno scarsamente breccia a Milano, e il tempo per lei sta scadendo, come racconta oggi Ilario Lombardo sulla Stampa:

Raggi è avvisata, e poco importa che dal Campidoglio si affrettino a far sapere che c’è già una lista di 14 candidati per il posto al Bilancio: il tempo per lei sta scadendo. Toglierle il simbolo è un’opzione sempre attuale, nonostante le perplessità di Grillo che ieri ha dovuto nuovamente ribadire la fragile «fiducia in Virginia». Casaleggio jr è meno clemente, convinto che il danno di immagine comprometta tutto il M5S. È quello che sostengono anche Roberta Lombardi, Paola Taverna e nel direttorio Ruocco e Fico ormai in ostilità dichiarata verso Luigi Di Maio.
Il deputato deve faticare per riprendersi quella leadership che l’affaire della mail e degli sms sul caso Muraro hanno messo in discussione. Innanzitutto, all’interno dello stesso organo di governo grillino diviso dall’insofferenza per il verticismo isolato di Di Maio. Malumori crescenti che con molta probabilità porteranno a un allargamento del direttorio come chiesto dai senatori che non si sentono rappresentati tra i cinque che guidano il M5S . Nella speranza di riportare un po’ di serenità, ieri Di Maio è tornato in piazza, dove si è difeso e ha contrattaccato, prima di dare ai cronisti una risposta che segna una progressiva presa di distanze dalla sindaca: «Io mi sono scusato perché ho sottovalutato la mail. A Roma c’è un sindaco, chiedete a lei se deve scusarsi, io ho risposto per me».

In più non sarà sfuggito a Milano la voce che la Raggi avrebbe chiesto una consulenza legale sul “contratto” per la candidatura che ha firmato prima delle elezioni e che la lega a una serie di obblighi e penali con il MoVimento. Nel momento in cui quella consulenza arrivasse, sostenesse che il patto non ha alcun valore e poi finisse sui giornali, sarebbe una vera dichiarazione di guerra.

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La mail inviata da Taverna a Di Maio (Il Messaggero)

Il povero Di Maio

Poi c’è il povero Luigi Di Maio, che tradiva ieri il necessario nervosismo mentre rispondendo alle domande dei giornalisti sul fatto che la Raggi dovesse scusarsi diceva che lui lo aveva fatto e per il resto bisognava chiedere a lei. Davide Casaleggio vorrebbe sollevarlo dalla responsabilità degli enti locali dopo i pasticci di Roma, Quarto e Parma. Racconta Il Messaggero:

D’ora in poi il vice presidente della Camera si occuperà solo di cose nazionali. Alzerà il suo profilo e si occuperà solo di referendum facendo da contraltare al premier Matteo Renzi, un suo “pari-livello”. E Roma? La Raggi sembra abbandonata dai vertici M5S al suo destino. L’ordine è farla decantare fino al referendum. Al contrario di quel che avveniva quando c’era la corsa a salire sul carro del vincitore, ora chi tocca Roma si brucia. Il sindaco dovrà cavarsela da sola. Senza Marra, senza la Taverna,e senza Vignaroli, senza lo studio Sammarco che suggeriva i nomi degli assessori. Ma soprattutto senza Di Maio.
Allontarsi sarà la sua vendetta. Ma a Formigine Di Maio si è dovuto sobbarcare inevitabilmente ancora le grane degli enti locali, delega da cui però Davide Casaleggio lo vorrebbe sollevare. Ad assumere il controllo della situazione è entrato in campo un fedelissimo, il deputato Alfonso Bonafede, già investito del ruolo di responsabile enti locali per il centro e le isole. È Bonafede a premere il tasto reset: «A Roma abbiamo già detto quello che dovevamo dire».

Insomma, uno scenario in cui la Raggi venisse privata del simbolo dopo il referendum sulle riforme che si terrà tra novembre e dicembre comincia a farsi strada ai piani alti del grillismo. Mentre prosegue “l’indagine” su sms e mail della Taverna a Di Maio mandata ai giornali. Con un indizio: la fotografia pubblicata che ritrae lo schermo di un computer invece dello stamp che si fa solitamente in questi casi. La Raggi e Di Maio possono anche avere ragione. Ma dovrebbero sapere entrambi che nel MoVimento 5 Stelle è pericoloso avere ragione quando la Casaleggio ha torto.