La macchina del funky

Carlo Freccero e il M5S «normalizzato»

carlo freccero

Carlo Freccero, consigliere di amministrazione della RAI su proposta del MoVimento 5 Stelle, in un’intervista al Fatto Quotidiano oggi parla dell’anniversario del V-Day e dei cambiamenti del M5S:

Diciamo che quella piazza oggi non sarebbe più possibile. I giornali e le tv ormai hanno re-indirizzato quella rabbia contro i migranti e i poveri, ovvero dei falsi obiettivi, favorendo un guerra tra ultimi e l’ascesa dell’estrema destra. È stato un lavoro profondo, che sta producendo i suoi effetti.
È un processo che ha influenzato anche il Movimento e sulla sua presunta svolta a destra?
Assolutamente sì.
Si può dire che comunque il M5S sia partito dalla piazza di Bologna. Ma in questi anni ha seminato qualcosa?
I Cinque Stelle sono stati molti bravi a coagulare quel sentimento di insoddisfazione ben visibile al V-Day. Gli hanno dato concretezza e visibilità. E poi in questi anni hanno svolto un ottimo lavoro di opposizione. Hanno studiato con attenzione i dossier, e hanno preso coscienza del reale consultando anche fonti fuori del mainstream, non limitandosi a quello che scrivevano i giornali. In più, hanno promosso una reale contro-informazione, innanzitutto sul web. Però poi c’è l’aspetto negativo.
Ossia?
Con la crescita dei consensi, hanno avuto la tendenza a diventare maggioranza. E questo li ha portati a normalizzarsi.
Un problema.
Pare quasi inevitabile, dopo che entri in Parlamento. E a me pare un nodo centrale: non è proprio possibile fare politica e puntare al governo rimanendo diversi?

v-day carlo freccero m5s
Freccero spiega che a Cernobbio il M5S ha dimostrato di non aver più tanta voglia di combattere i poteri forti:

I Cinque Stelle sono diventati come gli altri?
Io dico che mi ha colpito vedere Di Maio al Forum Ambrosetti di Cernobbio, dieci anni esatti dopo quel V-Day. Gianroberto Casaleggio vagheggiava un futuro diverso, mentre Di Maio e i 5Stelle sembrano accettare il presente e realtà come le lobby. Il Movimento pare stanco.
Si potrebbe obiettare che un candidato premier in pectore deve parlare con gli imprenditori. E poi anche Casaleggio senior andò a Cernobbio.
Casaleggio, che al tempo stava già male (settembre 2014, ndr), ci andò come “l’altro”, con i suoi capelli spettinati, a parlare proprio di futuro. Mostrava una differenza. E soprattutto, non si lasciò contaminare. Invece Di Maio si è seduto al tavolo con Salvini e ha dato l’esame, vestito di tutto punto, azzimato. Un’immagine che rappresenta molto bene la mutazione dei Cinque Stelle. Prima avevano sempre combattuto lobby e poteri forti. E ora invece…